Per le famiglie italiane le parole del direttore del Tg1 devono esser suonate surreali e sinistre. Non solo nel contenuto – criticabile – ma anche nel modo – altrettanto disprezzabile – con cui sono state espresse: Minzolini che all’ora di cena irrompe dentro le case, senza contraddittorio, per attaccare un singolo magistrato (il pm di Palermo, Antonio Ingroia) e difendere la casta del potere prospettando un ritorno all’immunità parlamentare.
Giornalisticamente cresciuto nel genere del pettegolezzo politico, dove all’analisi e all’inchiesta si preferiscono le confessioni private gossippare, e sempre disponibile ad oliare la macchina dei potenti, Minzolini è quanto di più distante ci possa essere da chi pratica questa professione con responsabilità e senso deontologico.
Eppure abusa della tv pubblica, per la terza volta in pochi mesi (prima sul caso escort e poi sulla manifestazione per la libertà di informazione), entrando a gamba tesa nel delicato rapporto fra magistratura, politica e informazione, con il solo scopo di farsi megafono umano del Governo.
Mi chiedo infatti: un magistrato ha il diritto di lanciare il suo grido di allarme sulla tenuta del sistema giudiziario e della giustizia stessa di fronte a provvedimenti di governo che a suo avviso li compromettono? Può avvisare la società civile che sono in ballo progetti di riforma del codice di procedura penale e delle intercettazioni che, stando a quanto si evince, rischiano di mettere in difficoltà la facoltà investigativa della magistratura e in particolare la lotta alle mafie e ai colletti bianchi? Ha la libertà di citare Falcone e Borsellino e il loro insegnamento che la lotta alle mafie non si fa solo nei tribunali, ma è una missione culturale e civile?
Credo di sì, credo che un magistrato abbia non solo la facoltà e il diritto, ma il dovere di farlo. Come credo che forse è proprio nel riferimento ai due giudici palermitani, che Ingroia ha compiuto domenica, che si annida il terrore del potere opaco e dell’informazione asservita, che vorrebbero mantenere “quel puzzo di compromesso morale” che non solo li garantisce ma che condividono.
Luigi De Magistris (da www.luigidemagistris.it, 10 novembre 2009)

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