Anche ieri minacce con proiettili a pm e giornalisti. I pm sono quelli siciliani che indagano sui mandanti esterni delle stragi e han fatto processare Dell’Utri per mafia. I giornalisti sono Santoro e Ruotolo, fra i pochi che di questi temi tabù parlano in tv. Il Fatto ha pubblicato intercettazioni minacciose di uomini della ‘ndrangheta amici di Dell’Utri contro Travaglio e Santoro.
Ora al torvo copione si aggiungono Spatuzza e Ciancimino jr, che hanno il torto di raccontare i rapporti mafia-politica-servizi. Da quand’è iniziata la crisi di sistema con gli scandali su Berlusconi & C, si registra un’escalation che ricorda i messaggi della “Falange Armata”, a mezzadria fra mafia e servizi, al crepuscolo della Prima Repubblica. Inquieta il silenzio delle istituzioni, così solerti nel dotare di scorta i giornalisti vicini al governo. È troppo chiedere al ministro dell’Interno Maroni con quali criteri viene scortato questo e non quello? Queste minacce sono ordinaria amministrazione? E, in caso contrario, che intende fare il governo per proteggere i destinatari?
Redazione de “Il Fatto Quotidiano” (5 maggio 2010)
Proiettili in redazione. Minacce a Ingroia, Ruotolo e Santoro
Non è la prima volta che succede. Lo scorso mese una lettera simile era stata recapitata, con cinque proiettili di Ak47, a Massimo Ciancimino, nella sua abitazione di Bologna. Il tono del messaggio è lo stesso, come a indicare nel medesimo mittente un personaggio che conosca bene gli ambienti in cui maturò la cosiddetta “trattativa” tra Stato e mafia. Con una differenza. Allora tra i nomi degli “avvertiti” compariva quello dell’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli (che giorni dopo avrebbe testimoniato al processo palermitano che vede imputati i due uomini del Ros Mario Mori e Mauro Obinu, accusati proprio di essere stati un tramite di quella “trattativa”) che oggi non c’è.
E non compariva quello di Sandro Ruotolo, il giornalista di Annozero che in questi giorni è al lavoro con la squadra di Santoro a una puntata che ha per tema proprio gli anni tra il ‘92-‘93 quando la mafia faceva stragi con le bombe a Firenze, Milano e Roma, massacrava i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in Sicilia, e provava ad allacciare accordi con uomini delle istituzioni.
Insomma, una minaccia “seria” (così come quella già ricevuta nelle scorse settimane), circostanziata, che ha visto subito schierarsi nel manifestare solidarietà esponenti della politica e della magistratura. “È chiaro – afferma ad esempio la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro – che messaggi tanto meschini mascherano una grande debolezza da parte di chi li pensa. Si tratta però pur sempre di fatti molto gravi di cui spero vengano al più presto svelati gli autori”.
Eppure ai “fatti molto gravi”, prima che ne vengano svelati gli autori, non sembra rispondere una tutela adeguata per chi di queste medesime minacce è vittima da mesi. Facendo il conto di chi gode di protezione tra quelli presi ad oggetto da queste minacce, non è difficile notare che mancano all’appello Santoro e Ruotolo. Il primo, tra l’altro, era finito anche dentro un’intercettazione su un’inchiesta di ‘ndrangheta. Un faccendiere legato alla cosca Piromalli, Aldo Miccichè (amico e socio di Marcello Dell’Utri), lanciava minacce a lui e a Marco Travaglio. A differenza di altri colleghi, vittime di avvertimenti più o meno gravi, i tre giornalisti di Annozero, non hanno scorta.
Eppure sono diversi i colleghi che possono contare su una scorta armata, perchè con il loro lavoro sono di intralcio alle organizzazioni criminali (Lirio Abbate, Roberto Saviano, Maria Rosaria Capacchione, per citarne alcuni). E sono diversi anche quei colleghi (come Emilio Fede, Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro), che possono incorrere in problemi anche d’altra natura, e che per questo vengono scortati. Resta il problema di altri colleghi, sotto minaccia da mesi, che per avere protezione devono chiamare il 113.
Eduardo Di Blasi (Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2010)

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