“Se un albero cade verso il sud o verso il nord, dove cade, là rimane” (Eccl. 11:3)
9 luglio 2011. Una messa di suffragio non si nega a nessuno. Serve per quelle anime che hanno bisogno di espiazione per abbandonare il carcere doloroso del Purgatorio ed avere finalmente pace nella grazia del Signore.
Chi è in vita quindi offre a Dio un sacrificio espiatorio per un morto.
Anche se quel morto si chiamava Agostino Cuntrera, il boss mafioso assassinato appena un anno fa in Canada.
In una chiesa di Siculiana, paese di origine di Cuntrera, un centinaio di persone ha partecipato pochi giorni fa alla messa in suo onore, mentre sui muri del piccolo comune agrigentino che colpì tanto Alberto Moravia per i suoi “tetti di impressione cubistica”, manifesti funebri affissi dai parenti hanno ricordato la figura del congiunto “…per la sua bontà e generosità”.
E’ probabile che il boss, tra i membri più influenti della mafia italo-americana, buono e generoso in vita lo sia stato per davvero, anche se non è dato sapere quali azioni abbia compiuto tanto da meritarsi tali nobili appellativi.
Quello che invece si sa è che Agostino Cuntrera faceva parte di una delle famiglie considerate, insieme ai Caruana, tra quelle con i più grossi interessi nel traffico di droga.
La dottrina della chiesa concede ad ogni anima la remissione di tutte le proprie colpe, grazie all’intercessione dei parenti in vita che supplicano il padreterno affinché purifichi il loro caro defunto da ogni macchia contratta nel cammino terreno.
Chissà se i parenti di Agostino Cuntrera, che oggi pregano per la purificazione della sua anima, hanno mai pensato di indirizzarlo sulla retta via mentre era ancora in vita.
Franco Cascio

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