Egr. Dott. Gozzo,
è con molto rammarico che oggi leggo il Suo tentativo di difesa in merito all’operato della procura di Caltanissetta, di giustificare un atteggiamento di gelosia mista a diffidenza che la stessa Procura ha sempre manifestato nei miei confronti. Non sto certamente a ricordarLe tutte le volte che Lei stess,o durante lo svolgimento di molti interrogatori, mi ha sempre tenuto a ricordare, quasi con tono intimidatorio, di come l’inchiesta della trattativa fosse di competenza della vostra procura e non della procura di Palermo, dove, sempre a vostro illustre parere, io rendevo dichiarazioni e fornivo documentazione con un occhio di maggior riguardo rispetto a voi. Come sa al cuor non si comanda, nessuno interesse personale. Non è mia facoltà poter replicare alle sue accuse, parole, spero visto il ruolo che riveste, intese come ipotesi di accusa, ma La prego, prima di condannarmi o classificarmi come depistatore o inquinatore di inchieste, mi sia lasciato il mio diritto di difesa in aula, sempre se mai andrò, circa il mio tentativo di inquinare l’inchiesta sulla trattativa e quello di accusare un “illustre funzionario della Polizia”.
I processi dovrebbero servire proprio a questo, al tentativo di stabilire almeno processualmente come si sono svolti I fatti di cui lei scrive. Mi creda non ho mai accusato nessuno sapendolo innocente, dimostrerò la mia estraneità ai fatti in questione. A tal punto è mio dovere ricordarle che senza il mio modestissimo contributo, la famosa inchiesta di cui oggi tutti parlano e ricordano e spesso litigano, quella sulla trattativa, oggi non sarebbe una realtà ma forse, come sempre, una delle tante tesi avanzate da certa stampa che come dice lei onora chi rende dichiarazioni a loro comode o peggio vantaggiose. Sono stato il primo a parlare, dal primo interrogatorio con il Dott. Di Natale, prima che uscissero fuori i vari Spatuzza, gli spietati killer stragisti santificati sulla via di Damasco e da voi prontamente eletti a portatori di verità apodittiche, della trattativa come movente della strage di via D’Amelio. Ricorderà bene le parole che le ho detto di recente durante il nostro ultimo incontro, forse anche per I lettori è giusto ricordarle essendo le stesse il frutto di uno sfogo e non oggetto di interrogatorio e come tali secretate… Ricorderà bene come piangevo, e come Lei è stato come sempre molto gentile, la stimo molto dottore, e non creda che la stessa possa venir meno per qualche giudizio inopportuno o frettoloso… “Dott. Gozzo, ho sbagliato tutto, la colpa è mia, solo mia“, le ho detto piangendo per non voler spingere in un ennesimo interrogatorio che avrebbe sicuramente creato altri grossi problemi alla mia persona, “non dovevo permettere che tutto questo accadesse, un arresto così eclatante non si era mai visto per un reato come la calunnia, fermato in autostrada mentre ero scortato dalla polizia, in una area di servizio, il tutto davanti agli occhi attoniti e basiti dei miei familiari, il tutto sotto lo sguardo reso lucido dalle lacrime di mio figlio. Non doveva accadere, mi avevano avvisato di non oltrepassare il limite, certi nomi non li devi fare, lascia perdere tutto, almeno fermati ai soli carabinieri”
No, non lascio perdere si chiamava Mori o si chiamava De Gennaro, avevo solo deciso di raccontare tutto, non sapevo se era o se è la verità, ma sicuramente per poter essere tale non doveva trovare paletti lungo la strada. “Non è la mia guerra”, – Le ho detto irto di rabbia guardandola negli occhi – “Dottore, dovrebbe essere la vostra, e invece avete voluto massacrarmi, alcune mie leggerezze, qualche sbaglio. Chi non sbaglia? Forse qualche eccesso di zelo mio nei confronti della procura di Palermo, e un continuo dissapore tra le due procure e via…! Mi avete distrutto, mi avete schiacciato in un secondo…. bravi! Una continua analisi, una continua anamnesi di tutta la mia vita, ma perché lo fa? ….Ma perché ha deciso di parlare, sarà forse scemo come dicono I suoi fratelli? Ma chi lo manovra? Ma che vantaggi si aspetta, e da chi? Cosa vuole ottenere? Ma vede procuratore, avete purtroppo ahimè sbagliato, niente di tutto questo, solo mio figlio, il riconoscimento di essere stato un buon padre, proprio quel riconoscimento che non ho potuto rilasciare io al mio di padre, Vito Ciancimino, un padre padrone. Tutto qui dottore, niente di tutto il resto, forse troppo stupido e semplice per potere giustificare questo calvario, nessuna visione di Gesù, nessuna illuminazione, nessuna folgorazione sulla via di Damasco, solo e semplice amore per mio figlio….. che strano, vero? quasi commovente penserete. Potrei stare tranquillamente alle Bahamas a godermi la vita, in fondo se solo non avessi iniziato a rispondere, RISPONDERE non collaborare, alle vostre domande sarei tranquillo, nessun’altra indagine da subire, in fondo sono tutte scaturite da mie dichiarazioni rese in fase di interrogatorio, come anche tanta gente continua a dirmi, sarei sereno a godermi la mia famiglia fuori da questi intrighi e scenari perversi… E invece, che ha fatto il coglione? Voleva provare a cambiare le cose… ma va! Che grande pirla che sono stato. Non può una persona essere valutata credibile solo per il proprio spessore criminale. Avete fallito! Nessun altro farà mai un passo come il mio… lo sapete bene, siete I primi che non hanno mai capito il perché… E questa è, e sarà sempre, la vostra debolezza…
mi scusi dottore per lo sfogo “.
Massimo Ciancimino

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