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Processo Dell’Utri: frequentare i mafiosi è forse un reato?

Processo Dell’Utri: frequentare i mafiosi è forse reato? Questa è l’opinione della difesa di Dell’Utri, riportata dai media nel corso del processo al senatore Marcello Dell’Utri. In cuor mio spero che non sia il pensiero del il mio illustre concittadino e che non possa davvero pensarla in siffatto modo. Il ruolo istituzionale di Dell’Utri aggraverebbe il senso del suo pensiero, ammesso che sia il suo. Tuttavia, come noto è pendente il processo a carico del senatore Dell’Utri per mafia innanzi alla Cassazione.

Il mio distinguo dal pensiero di Dell’Utri, nasce dalla consapevolezza che non si può pensare di avere “frequentazioni” con chi della violenza ha fatto la propria ragione di vita. Qui stiamo parlando di uomini che non coltivano né tulipani, il mio fiore preferito, né orchidee: abbiamo di fronte individui che hanno ucciso e che uccideranno altri uomini, quindi nulla mi lega e nulla mi costringe ad avere rapporti con loro. Nei confronti dei mafiosi ho una repulsione e un rigetto che mi fanno considerare costoro come soggetti da isolare, altro che frequentarli non è reato! Poi, ognuno nella vita può rispecchiarsi attraverso i propri simili.

Il male endemico che per decenni ha pervaso la società siciliana è stata appunto la negazione di definire la mafia un cancro da estirpare. E, questa mancata assunzione di responsabilità, di netta e ferma condanna del fenomeno mafioso, che ha permesso a Riina e company di spadroneggiare in lungo e largo sul territorio italico; sino a martoriarlo con le stragi del 92/93.

E’ fuori da ogni logica pensare che uomini di Cosa nostra possano avere udienza nella società italiana, già duramente colpita dai vili attentati: frequentarli equivale ad una dichiarazione d’amore e di condivisione del cruento e bestiale modo d’essere mafiosi. No! Senatore Dell’Utri, tra me e lei e la maggior parte degli italiani onesti, c’è una distanza siderale. Noi, non osiamo nemmeno avvicinare chi ha le mani sporche di sangue di vittime innocenti. Noi, non strizziamo gli occhi per fini personali o interessi affaristici, piuttosto che interessi elettorali. La cavalcante ipocrisia, spesso foriera di plateali comportamenti, non ci appartiene. Ed invito tutti gli ipocriti di mestiere a lasciare in pace in nostri morti: non occorrono manifestazioni di routine per ricordarsi di loro. Noi li ricordiamo tutti i giorni con atti concreti e non solo nelle ricorrenze. La consapevolezza di aver perso degli “amici”, non può farci distrarre dal quel bisogno di verità che da 19 anni attendiamo di conoscere. Le motivazioni delle stragi del 92/93 attendono d’essere riscritte e la nuova scrittura deve avvenire in modo trasparente: non si può più sopportare il leitmotiv “trattativa sì, trattativa no”. Che ci dicano una volta per tutte cosa sia realmente accaduto.

Frequentare i mafiosi non è reato e intanto una giovane imprenditrice palermitana la “frequentazione” l’ha dovuto subire a tal punto che è dovuta scappare da Palermo scortata da agenti armati.

Valeria Grasso, questo è il suo nome, da ieri non è più una cittadina normale: è una persona anonima, senza volto e nome che insieme ai propri figli è dovuta fuggire per le minacce ricevute dagli uomini che Dell’Utri afferma di poter frequentare, perché non costituente reato.

In passato, il medesimo Dell’Utri ebbe a dichiarare “ Mica potevo chiedere la patente di mafioso”, riferendosi alla sua “frequentazioni” con uomini d’onore. Aveva ragione il senatore, tanto frequentarli non costituisce reato!

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