
Palermo, 27-02-2012
Nell’interrogatorio Mannino non ha parlato
Si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere l’ex ministro calogero Mannino interrogato dai pm della Dda di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia subito dopo le stragi del ’92. Nei giorni scorsi Mannino, parlamentare del gruppo misto, e’ stato raggiunto da un avviso di garanzia per l’ipotesi di violenza o minaccia di un corpo politico istuzionale o giudiziario dello Stato. Secondo l’accusa Mannino avrebbe esercitato pressioni per fare alleggerire, dopo le stragi del ’92, il cosiddetto ‘carcere duro’ per i boss mafiosi. Ipotesi che Mannino ha subito respinto parlando di un “scherzo o delirio”.
“Ho vissuto la notifica della procura di Palermo a presentarmi oggi come persona indagata come e’ avvenuto per altri politici sentiti in questa indagine. Mi sarei aspettato un invito se non come persona ‘offesa’, come persona informata e dovendo subito respingere ogni congettura accusatoria non ho potuto che avvalermi della facolta’ di non rispondere”. Lo ha detto l’ex ministro Calogero Mannino, indagato sulla cosiddetta trattativa mafia-stato, dopo essersi avvalso, davanti ai magistrati che lo avevano convocato, della facolta’ di non rispondere.
“Per queste ragioni – conclude Mannino – ho scelto di non prestare alcuna collaborazione alle indagini in corso”.
“I Pm che inquisiscono perdono ancora una volta l’occasione di ricostruire, almeno sul piano storico un contesto: l’offensiva terroristica di cosa nostra, nell’anno delle stragi, aveva l’obiettivo di travolgere la Democrazia Cristiana e colpire uomini come me per quel che ho fatto per la lotta alla mafia”.
Lo ha detto l’ex ministro Dc Calogero Mannino, indagato per attentato a Corpo politico dello Stato, nell’ambito dell’indagine sulla trattativa, dopo essersi avvalso, davanti ai magistrati che lo avevano convocato, della facolta’ di non rispondere.
Mannino e’ accusato di essere uno dei protagonisti della trattativa tra mafia e Stato e di avere, in questo ambito, fatto pressioni per ottenere le revoche, nel ’93, di centinaia di 41 bis per i mafiosi.
“Sono ancora una volta una vittima” ha aggiunto, smentendo di avere contattato l’ex numero due del Dap Francesco Di Maggio sulla questione del carcere duro.
“Nel luglio del ’93 – ha spiegato – ero gia’ indagato per la tangentopoli siciliana ed ero fuori dalla possibilita’ di svolgere qualunque azione politica perche’ volevo evitare ogni manifestazione di pensiero ed ogni attivita’ politica”.
da: RaiNews24.it

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