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Manifestazioni antimafia solo se siete 300

Pensare di ricordare a Roma il giudice Giovanni Falcone, il 23 maggio, può non essere una buona idea. Pensare di ricordare Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro nel giorno della strage di Capaci può essere persino una pessima idea, se lo fai senza una patente di legittimità.

Per farlo devi avere almeno 50 mila euro da investire nell’organizzazione e le presenze devono essere più di 300. Sennò non puoi. Se siete in 150 infangate la memoria di Falcone. Se siete in 200 Falcone è indifferente. Se siete in 300, invece, allora lo avete ricordato. Dunque, cari amici misti tra Nuova Resistenza e Agende Rosse, sappiate che la prossima volta sarete di nuovo contati dai contatori dei partecipanti alle manifestazioni antimafia, una nuova categoria lavorativa che anzichè esserci e lottare, si preoccupa di contare. Loro contano, sono fatti così.
Quindi se vi saltasse in mente di azzardarvi di nuovo a ricordare qualcuno tra Impastato, Borsellino o Falcone, come hanno fatto a Roma, ricordatevi delle condizioni. A Virginia Woolf per scrivere un romanzo servivano una stanza tutta per sè e 500 mila sterline all’anno di rendita. Ai giovani che vogliono ricordare il loro giudice almeno 50 mila euro e 300 partecipanti per farlo bene. Altrimenti si vedono recapitare una missiva in cui vengono rimproverati e definiti dilettanti o quando gli va bene “gruppetti pieni di persone che, per quanto brave e volenterose, non possono avere i mezzi nè l’esperienza necessaria per l’organizzazione”.


Questa è una bestemmia. Ogni gruppo che si riunisce e ricorda le vittime di mafia è un presidio di legalità, è una vittoria sulla mafia, è un seme splendido che dovrebbe essere gettato in ogni città, chi se ne fotte del numero! E chi organizza tutto ciò merita non solo il massimo rispetto, ma un ringraziamento da parte di tutti. Ricordo quando Federica, una delle organizzatrici, prima ancora di prendere contatti con altri familiari di vittime della mafia più note, mi chiedeva del materiale sulla mia famiglia da leggere in piazza Navona a Roma, vista la mia impossibilità a partecipare. Voleva parlare di mio nonno e di mio zio assieme alle storie di Attilio Manca, Graziella Campagna, Beppe Alfano ecc.

E io dovrei criticarli perchè erano “solo” in 150? O perchè d’improvviso è sceso il diluvio, che forse i contatori dei partecipanti alle manifestazioni antimafia potevano prevedere? Questa è follia. “E’ davvero questo, quello che meritano i nostri eroi?” si chiede l’autore della lettera, alla fine. I nostri eroi, come li chiama lui, sarebbero riconoscenti rispetto a tutto ciò, perchè se non ci fossero stati quei 150, a Roma nessuno avrebbe ricordato il giudice Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. E sarebbero indignati per questo attacco ai “loro” ragazzi.

Ricordo quando con Salvatore Borsellino ci invitavano ad alcune conferenze, e specialmente all’inizio ci capitava di trovarci di fronte a 10-15 persone. Io magari ero un pò demoralizzato. Lui mi rimproverava volta per volta e mi diceva: “A me basta che ci siano 5 persone ad ascoltarmi, come quelle che hanno dato la vita per mio fratello”.

Benny Calasanzio
 

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