Penso, che non poter dare risposta ai tanti interrogativi che nel corso della vita di un uomo si accumulano, sia davvero un’amara sconfitta. Poi, quando le domande coinvolgono un ambiente, che dovrebbe essere cristallino, puro e incontaminato da influenze mafiose o forme di corruttela, l’amarezza diventa impotenza. Purtroppo, ahimè, uomini che dimenticandosi di un giuramento fatto, si fanno corrompere per ingordigia. Vigliacchi! Miserevoli individui che si vendono l’anima senza aver poi il coraggio di voltarsi indietro e guardare chi invece perse la propria vita per vivere in legalità ed onestà. E lor signori, animati da cotanta miseria, riuscivano e riescono a camuffare l’indole perversa e traditrice, dimostrando d’esserti amico, per infilzarti alla bisogna con un pugnale nella schiena.
Le domande alle quali non sono stato capace di dare risposte, non solo io ma anche Ninni Cassarà, Beppe Montana e Giovanni Falcone, sono riconducibile alla mia ex attività svolta nel capoluogo siciliano, alla Mobile palermitana. E, sono.
chi fu ad avvisare i killers quando una notte io Cassarà e Contorno, uscimmo dalla Mobile con un anonimo furgone prestatoci dall’ufficio di Contrada, per effettuare un sopralluogo, del quale ne eravamo a conoscenza solo io e Cassarà? Ci salvammo miracolosamente perché i sicari, dopo averci intercettati, ci persero di vista.
Chi informò Cosa nostra che un uomo, dopo aver parlato con me in ufficio, facendomi importanti rivelazione sulla mafia, fu preso, torturato, bruciato ed ucciso? Le sue “confidenze” ci fecero fare numerosi arresti di persone insospettabili di Cosa nostra.
Chi informò il capo famiglia latitante di corso dei Mille, a fuggire un attimo prima che Beppe Montana facesse irruzione del suo covo? La sigaretta era ancora accesa e i resti del pesce erano ancora caldi.
Chi era quell’uomo che per diverse ore, facendo finta di leggere il giornale, scrutava la mia casa, in attesa che io arrivassi dal nord Italia?
Chi erano quei due uomini che il giorno dopo dell’uomo che leggeva il, giornale e spacciandosi per poliziotti chiesero ad una mia parente, se avevo intenzione di rientrare a Palermo per partecipare ai funerali di Beppe Montana? Cassarà inviò una pattuglia con le foto segnaletiche degli uomini d’onore, ma nessuno venne riconosciuto.
Chi avvisò all’alba, scarpuzzedda, Pino Greco, che saremmo arrivati al suo nascondiglio, una grotta naturale di Ciaculli, occultata da una macchia mediterranea?
Chi fece la telefonata per avvisare il capo mafia latitante Rosario Riccobono che noi stavamo giungendo al suo nascondiglio? Anche qui resti di cibo caldi. Ma un pentito che era con Riccobono ci parlò, poi, che appena giunse la telefonata di corsa si nascosero, con le rispettive famiglie presso un inquilino compiacente.
A tutte queste domande non ci saranno mai risposte.

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