L’Italia, paese di contraddizioni evidenti, dove l’effimero assume certezza e le certezze diventano dubbi. Uomini che ingrassano, gozzovigliano sol perché detengono un potere, mentre altri sono allo stremo, sono alla fame: fame anche di verità.
Abbiamo avuto uomini che per questo Paese si sono immolati sino all’estremo sacrificio. Ci sono uomini, che ancora oggi, dichiarandosi “ Partigiani della Costituzione”, tentano di frapporsi a quell’arrogante e vile mondo di collusione tra mafia e politica. Ieri, ricordavo un uomo che non è più con noi, Giovanni Falcone, proprio mentre insieme, in una riservata sala cinematografica, interrogavamo un mafioso. Ebbene, eravamo solo noi tre: tre palermitani con i nostri tipici silenzi, che riuscimmo a trascrivere nei verbali. Qualche tempo fa, ho ricordato Paolo Borsellino, i nostri interrogatori, ma soprattutto le nostre sigarette. Ho ricordato, pure, tanti miei colleghi assassinati da Cosa nostra e spesso mi sono chiesto: perché sono morti? Non ho risposte, se non testimoniare che ho il cuore gonfio di tristezza: tristezza ingigantita, quando con piglio notarile annoto le “sofferenze” della Giustizia. Iter giudiziari con similitudini agghiaccianti, basti guardare i processi Andreotti e Dell’Utri.
Nel mio intimo, spadroneggia la convinzione che “Cosa nostra non era forte di suo, ma lo è diventata, perché il potere politico le ha aperto i portoni mentre noi tentavamo di chiudere le porte”. Si, noi tentavamo di dare dignità ad un Paese ed oggi m’accorgo, che non meritava. Leggo con tanta amarezza le notizie di “trattative”, di revoche del 41/bis come se ci fossimo trovati innanzi alla liquidazione di fine Stato. E tutti i nostri ideali, concentrati nel mio modesto pensiero, ossia “Vivere per combattere la mafia si deve, morire per annientarla si può!”, oggi rappresenta solo un’illusione concettuale e basta. E’ vero! Sono stanco, esausto ma quando a Chieti ho ascoltato Salvatore Borsellino, dire “ ….Io so che nel nome di Paolo voi per questa Giustizia e per questa Verità combatterete anche voi quando io non avrò più voce, oggi io ho capito questo: so che questa speranza mi accompagnerà fino all’ultimo giorno della mia vita, e quando andrò a trovare mio fratello potrò dirgli “Ci sono altri giovani che oggi in Italia combattono per te e siete voi”, si riaccende in me la voglia di lottare, in nome di Paolo Borsellino e di tutti gli uomini che non ci sono più. Come in passato , quando ho lottato, dando il mio particolare contributo nell’individuare di alcuni autori della strage di Capaci, o il mio impegno negli States “To: Giuseppe “Pippo” Giordano, For your years of service, commitiment, and dedication for the fighit against Organized Crime From your friends of the FBI”.
Certo, adesso la mia lotta è meno incisiva, ma non meno importante, perché sia per me che per Salvatore Borsellino, parlare ai ragazzi di legalità e di mafia, vuole essere il riconoscimento postumo dell’impegno di Falcone, Borsellino e tanti uomini uccisi da Cosa nostra. Recentemente, nel vergare una dedica ad una mia cara amica siciliana, ho scritto” ..che tu possa crescere i tuoi figli in una Sicilia libera dalla mafia” E, quando stringo forte a me le mie nipotine, dico: spero che siano più fortunate di me e che non vedano le brutture che ho visto io. Potremmo realizzare tutto questo a condizione che ci dicano la verità su quello che accadde negli anni 92/93 con le stragi mafiose e non solo. Vent’anni d’attesa sono davvero tanti, per poter dire che siamo un Paese con una classe dirigente per bene!
Pippo Giordano

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