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Mafia: guardo il passato ed ho paura del futuro.

Non riesco a distogliere lo sguardo al passato perchè fisso il futuro e nasce in me una terribile paura: sono stanco, sono esausto. Il passato mi ha sfibrato, ha minato le fondamenta di un ideale che condividevo con chi, al pari mio, credeva nel futuro: credevamo che gli uomini fossero onesti. Quante delusioni, quante amarezze, e quante corone di fiori portate dagli ipocriti di turno, a “violentare” quelle bare con all’interno i corpi straziati di chi, come me, credeva negli uomini. E, a questi esseri poco importa se oggi quei corpi straziati, non hanno ottenuto giustizia: poco importa se i sogni e le speranze di uomini immolatesi per l’Italia, sono stati brutalmente violentati. Sono stanco! E, ancora oggi, allorquando mi soffermo, innanzi alle loro bare, trasale in me l’angoscia, la pena di non aver saputo dare loro giustizia: rimango tacito ed inerme innanzi a cotanto sacrificio e nulla riesco a dire, se non un affettuoso e sincero, ciao! Sono stanco e percorrendo le strade della mia città natia, Palermo, rivedo nelle vie e nelle piazze, quei morti che frettolosamente sono stati dimenticati. Nitidamente scorgo il volto di Pio La Torre e del suo autista, rivedo il generale Dalla Chiesa, di sua moglie Emanuela Setti Carraro. Guardo ed allungo la mano per accarezzare il corpo di Lillo Zucchetto disteso sulla lastra di marmo all’obitorio: rivedo il capitano D’Aleo e i due carabinieri assassinati nei pressi del Motel Agip, così come vedo i corpi degli altri carabinieri uccisi nella circonvallazione di Palermo. Morti, solo morti e tanti morti. Sono stanco ed ho paura del futuro e mentre passo da Capaci, rivedo attraverso i racconti del pentito che seguiva le auto, i momenti gioiosi di Giovanni Falcone, di sua moglie e quelli dei miei colleghi di scorta che “ridevano tra loro”. Passo da via D’Amelio e m’immagino la scena del disastro, ma non riesco a veder nulla, se non l’ultima mia stretta di mano con Paolo Borsellino. E, intanto rifletto, rimugino sul mio passato e concludo che se Borsellino ha sospeso l’interrogatorio di Gaspare Mutolo, che, è bene ricordare, era il primo in assoluto, a seguito della telefonata che preannunciava un invito al Viminale, non poteva che essere un incontro col ministro Mancino. Lo stesso Parisi non avrebbe avuto la forza per far sospendere l’interrogatorio e semmai ci fosse stato un interesse preminente di vedere Borsellino, egli stesso ci avrebbe raggiunto negli uffici della DIA. Ed ora il problema non è se Mancino nega l’avvenuto incontro, ma quelli che sanno e tacciono e che sono silenti e complici, osservanti di quell’omertà tipica dei mafiosi. Se quel pomeriggio del primo luglio Borsellino m’avesse chiesto di accompagnarlo al Viminale, oggi potrei dire senza remore quel che è successo. E, tuttavia, faccio rilevare che il Viminale non era e non è un luogo ove un incontro passi in osservato. Sono stanco, ma lucido e non comprendo il fatto che due magistrati a Viterbo, ci hanno impiegato 49 minuti con una conferenza stampa per controbattere i servizi tv di “Sky e Chi l’ha visto?” sulla morte di Attilio Manca. Sarebbero serviti solo un paio di minuti per dire “ ora chiederemo all’operatore telefonico di fornirci gli spostamenti del cellulare di Attilio Manca” E la stanchezza aumenta, quando ascolto il procuratore Grasso che vorrebbe premiare Berlusconi per impegno sulla mafia, salvo poi leggere le motivazioni della Cassazione, ovvero che il Berlusconi medesimo ha pagato la mafia e quindi di fatto ne ha contribuito la crescita esponenziale. Sono stanco e mi sanguina il cuore nell’apprendere che funzionari di Polizia come Contrada e D’Antoni, sono stati condannati a 10 anni con pena definitiva. E che dire di Scarantino che è stato manipolato a tal punto da far condannare degli uomini innocenti per la strage di via D’Amelio. Sono stanco ma sorrido sarcasticamente alle notizie di “trattative” tra Stato e mafia: le trattative tra il mondo di Cosa nostra e il potere politico, compreso uomini delle Istituzioni, risalgono alla notte dei tempi, e quindi sarebbe opportuno definirle “le ultime trattative”. Quanti rospi abbiamo dovuto ingoiare negli anni ottanta nel vederci respingere le richieste per rendere più incisiva la lotta alla mafia. Arrangiatevi, ci è stato risposto e tutto questo mentre i politici frequentavano le tenute dei mafiosi. Ora sono davvero stanco e solo riuscendo a pronunciare davanti a Falcone e Borsellino “giustizia è stata fatta” potrò rasserenare la mia mente e far riposare le mie membra. Vorrei sentirmi pago per poter guardare il futuro senza paure: la quieta me la potrà dare la verità sulle stragi del 92/93.

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