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Mafia, ad un passo dall’amicizia

Scusatemi se talvolta appaio come un irrefrenabile sentimentale nel ricordare momenti gioiosi che hanno coronato sino adesso la mia esistenza terrena. Ma, ancor più ricordi di gioia, aleggiano nella mia mente, altri momenti che davvero hanno solcato per sempre il mio cuore, lacerandolo brutalmente. Il conflitto tra gioia e dolore, mi fa tanto capire che in fondo sono stato fortunato, per aver conosciuto uomini che hanno segnato la Storia di questo Paese. Sovente, rifletto, nel mio intimo angolino di solitudine, nel pensare di essere stato accanto a Chinnici, Cassarà, Montana, Falcone, Borsellino e tanti altri. Il mio, il nostro, è stato un evento ad un passo dell’amore fraterno. Non c’è stato bisogno di eclatanti manifestazioni per dimostrare all’unisono il rapporto fraterno, talchè esso si è manifestato con stima e fiducia, che esulava dal semplice rapporto lavorativo. E, mai e giammai, dubbi o sospetti inclinarono i nostri rapporti. Ma purtroppo, altri hanno interrotto quel che sarebbe potuto diventare oltre un amore fraterno, un’amicizia condivisa: condivisione che si è realizzata con Falcone e Cassarà, Montana, mentre con Chinnici e Borsellino i tragici eventi non l’anno consentito.

Ieri mattina, nel fare le mie solite ore di “lezioni” alle classi della terza media, su Cosa nostra e la mafia in generale, gli alunni mi hanno posto delle domande: domande colme di sete di verità, sete di conoscenza che nessun libro di testo avrebbe appagato la loro curiosità. “Qual’era la differenza caratteriale tra Falcone e Borsellino? Avevano e avevate paura?” Ovviamente, la moltitudine delle domande mi ha dato l’opportunità di far capire ai ragazzi quant’è importante vivere in legalità. Ho evidenziato come la società ha bisogno di valori universalmente riconosciuti, come il rispetto e l’amore verso il prossimo, indipendentemente dal colore della pelle, di religione, etnia e razza. Ho condannato, senza mezzi termini, gli episodi violenti e crudeli del G8 di Genova, alla pari della crudeltà usata alla scuola Diaz. Ho messo in risalto, la necessità per un poliziotto di agire secondo i dettami della Legge.

Nel raccontare di Borsellino e Falcone, anche facendo riferimento alla quotidianità dei nostri rapporti, con piccoli ma significativi esempi inediti, l’aula d’incanto assumeva un religioso silenzio e mentre parlavo, guardavo estasiato i loro volti, attenti e seriosi. E, sono proprio questi attimi, così veri, così sinceri che mi fanno capire quanto sono importanti le parole di Paolo Borsellino: “ Parlate di mafia…..ma parlatene” . Non nascondo, che quando parlo dei miei “amori fraterni” faccio fatica a trattenere la mia commozione, ma coi ragazzi non posso permettere che il mio travaglio interiore venga esplicitato.

L’amore fraterno, che mi è stato violentemente negato, spero possa essere il punto di riferimento delle giovani generazioni. Io, col mio piccolo contributo tento d’indicare alle mie nipotine e ai mie “ragazzi” delle medie e del liceo, la strada per vivere in un mondo senza violenze.

Era questo il mondo che sognavano, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, Chinnici, poliziotti e carabinieri uccisi da Cosa nostra ed è in ricordo del loro martirio che ognuno di noi è chiamato, anche con piccoli gesti, a contribuire a realizzare un Paese senza mafie.

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