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“L’ultima notte di Aldro” – sabato 31 ottobre, Rai3, ore 23.50

“L’Ultima notte di Aldro” – “Un giorno in Pretura”, Rai3, sabato 31 ottobre 2009 alle ore 23.50

E’ l’alba di domenica 25 settembre 2005 a Ferrara, quando una donna spaventata dalle urla strazianti provenienti dal parco sotto casa, chiama la polizia. Dopo questa telefonata, Federico Aldrovandi, un ragazzo di appena 18 anni muore in seguito ad una colluttazione con le forze dell’ordine. A 2 anni dall’accaduto, presso la Corte d’Assise di Ferrara, si apre il processo contro 4 agenti, tre uomini e una donna, che quella mattina intervennero in Via Ippodromo. L’accusa  per tutti è di omicidio colposo.
La prima puntata che
Un Giorno in Pretura dedica a questa complessa vicenda, dà conto della versione fornita in tribunale dai 4 poliziotti sulla morte di Aldro.
(Fonte: la
pagina web della trasmissione “Un giorno in Pretura”, Rai3)

Il 6 luglio 2009 il tribunale di Ferrara, giudice Francesco Maria Caruso, ha condannato a tre anni e sei mesi i quattro poliziotti accusati di eccesso colposo nell’omicidio colposo di  Federico Aldrovandi.  Si tratta dei quattro agenti di Polizia Monica Segatto, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Luca Pollastri.
Riportiamo di seguito la presentazione sul BLOG dedicato a Federico Aldrovandi delle puntate della trasmissione “Un giorni in Pretura” dedicate al processo sulla morte del giovane ferrarese:

Da sabato 31 ottobre 2009, alle 23,45, “Un giorno in Pretura” dedica 4 puntate al processo che ha giudicato e condannato i responsabili della morte di Federico.

Mi sembra che la presentazione migliore siano le parole che il Giudice Caruso ha usato nella motivazione della sentenza.
“Tanti giovani studenti, ben educati, di buona famiglia, incensurati e di regolare condotta, con i problemi esistenziali che caratterizzano i diciottenni di tutte le epoche, possono morire a quell’età. Pochissimi, o forse nessuno, muore nelle circostanze nelle quali muore Federico Aldrovandi: all’alba, in un parco cittadino, dopo uno scontro fisico violento con quattro agenti di polizia, senza alcuna effettiva ragione.
Quando un affare del genere si verifica in una città civile come Ferrara, dotata di opinione pubblica e società civile reattive, di un sistema d informazione diffuso e disposto a diffondere notizie e spiegazioni e a non subire condizionamenti (gli interessi in gioco non sono tali da indurre cautele ), il fatto di cronaca, una morte di
immediato rilievo giudiziario, diventa un caso . Non un qualsiasi procedimento giudiziario ma un affare pubblico (tutti gli affari giudiziari hanno rilievo pubblico ma nonostante la cronaca giudiziaria costituisca una sezione di primo piano nel sistema dell informazione, la stragrande maggioranza dei processi, di fatto, resta materia riservata agli addetti).
Il processo come affare pubblico rende accessibili i meccanismi che governano e regolano la giustizia, inverando l’astratta nozione di Stato di diritto; permette al popolo di assuefarsi alle procedure, di condividerne le logiche, di controllare il mantenimento delle promesse, in modo da rafforzare il patto costituzionale.
In questo processo si è consentito al pubblico, aprendo l’aula ai mezzi di comunicazione radiotelevisivi, di avere piena cognizione del modo in cui si amministra giustizia nel Paese, nel bene e nel male, e si è dato modo al pubblico di formarsi un’opinione, fondata sull esperienza diretta delle prove e del contraddittorio. Ogni persona di buona volontà ed in buona fede può, se vuole, esprimere un’opinione informata.”

Fonte:
http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/, 30 ottobre 2009


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