Lo Stato taglia i fondi alle vittime della mafia. Lo Stato taglia i fondi destinati alla DIA e al tutto il comparto sicurezza. La lista nera che spaventò lo Stato. Ingroia, “dobbiamo capire se i politici sono stati salvati dalle trattative”. Questi sono i titoli di alcuni articoli. Vogliamo parlare di Stato e mafia? Allora punto ed accapo.Oggi, come in passato, ci sono uomini che dovrebbero riprendere le usanze di una volta, ovvero incamminarsi a piedi sulle scalinate che dal pendio di Montepelligrino conducono al Santuario di Santa Rosalia. E sarebbe auspicabile che qualcuno di loro si fermasse al Castello Utveggio e da lì dare uno sguardo in via Mariano D’Amelio, dove amici degli amici, e non solo, hanno compiuto la Strage di Paolo Borsellino e la sua scorta. Il pellegrinaggio dovrebbe essere una sorta di ringraziamento alla Santuzza, per l’esistenza in vita dei medesimi, perché è innegabile che il potere assoluto di vita e di morte, posto in essere dai mafiosi, risulta allo stato congelato. Vuoi per la disgregazione dell’ala militare di Cosa nostra, vuoi per sopravvenuti “accordi” plausibilmente intessuti, ancorché l’astro di Totò Riina era al massimo del suo splendore. Ma siccome per parlare di mafia occorre sempre essere cauti, ne consegue che le “sentenze” di Cosa nostra non vengono mai revocate: un po’ come la qualifica di Uomo d’onore che si perde solo con la morte dell’associato.
In questo contesto di scarsa visibilità di Cosa nostra e, se vogliamo, delle altre consorterie criminose, lo Stato, per calcoli a noi non noti o per scarsa attenzione alla problematica della criminalità organizzata, tenta di azzerare l’impianto investigativo che tanto lustro ha dato al Paese. Lustro, reso possibile, anche dal sangue versato dai suoi fedeli servitori.
Ora, centellinare risorse e mezzi alle unità d’intelligence, significa dare nuovamente linfa ai tentacoli della Piovra. E, diminuire i fondi alle vittime della violenza mafiosa equivale al mancato riconoscimento dei danni subiti e far sentire più forti i criminali.
Vorrei far notare ai soloni governativi, che ritenere le mafie nel nostro Paese sconfitte è pura e semplice follia. E’ un errore già commesso in passato e non solo con le mafie, ma anche col terrorismo brigatista. Noi siamo un Paese che si culla nella “quiete” senza saper immaginare che possano arrivare le tempeste: tempeste che poi saranno affrontate con provvedimenti emergenziali. Essere un Paese normale no?
L’orrore del paese Italia sta nel fatto che manca una visione politica seria e continuativa nella lotta alla mafia. A questo si deve aggiungere la compartecipazione al sistema mafia di una buona parte dell’establishment politico che trae vantaggi di ogni tipo. Le investigazioni ultime stanno facendo emergere “trattative” tra mafia/Stato, al fine di assicurarsi una sorta di polizza vita di taluni politici. Le ipotesi investigative, che spero siano corroborate da circostanziati fatti, non sono, a parere di chi scrive, campate in aria. Ed ecco, perché invito al percorso religioso per andare dalla Santuzza. D’altronde, invito tutti ad andare a rivedere le immagini di Andreotti che scende dall’aereo immediatamente dopo l’assassinio dell’On. Lima col volto sbiancato e spaventato. Sono immagini eloquenti.
Noi, assisteremo alla pupiata, spero presto, della cattura di Matteo Messina Denaro, ove i governanti si attribuiranno lodi e meriti e diranno che finalmente la mafia non esiste e che lo Stato ha vinto, E, noi? Mentre le ipocrisie e miopie dello Stato appaiono evidenti, rimarremo in attesa del prossimo Totò Riina.

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