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L’onore dei cinque Cavalieri della Conca D’Oro

Il paradigma della mia vita senza ombra di dubbio sono i miei migliori amici che da tempo mi hanno lasciato. E, oltre a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, una parte preponderante in quel che è stato il mio percorso investigativo e che a tutt’oggi rappresenta il modello dei miei valori, l’hanno avuta Ninni Cassarà, Lillo Zucchetto, Beppe Montana, Roberto Antiochia e Natale Mondo. I cinque Cavalieri della Conca D’Oro, che hanno espresso per intero e con magnificenza il significato dell’onore. Un onore che superava ogni ideologismo, talchè il riferimento era il giuramento verso la Costituzione; un riferimento colmo di rispetto, fiducia, morale ed etica e non già quel rituale astratto che i politici usano dare nel “patto” con lo Stato. Il loro percorso è stato senza scorciatoie e pur percorrendo pantani intrisi di magma puzzolente infarcito da ipocrisia, tradimenti e stilettate dall’amico-collega accanto, noncuranti guardavano avanti con schiena dritta e testa alta. Il pericolo di perdere la vita? Non faceva parte dei loro e dei nostri problemi. Anzi, proprio la convinzione d’essere l’ultimo giorno della nostra vita, ci spronava, ci caricava di nuove energie convinti com’eravamo che alla fine la vittoria, la sconfitta di Cosa nostra era vicina, molto vicina: anche Chinnici, Falcone e Borsellino ne erano sicuri. La nostra non era spavalderia, ma semmai la consapevolezza di far parte di un modesto ingranaggio che muoveva i nostri sogni. Sognavamo una Palermo finalmente del palermitani e una Sicilia dei siciliani. Una società senza sorprusi, senza angherie e soprattutto libera dall’oppressione mafiosa. Aspiravano ad avere una Palermo capace di sentire quel bellissimo profumo di zagara in fiore, sognavamo una città senza le mani possenti e opprimenti dei politici. Già i politici, nostri nemici alla pari degli uomini d’onore che invece di aiutarci, facevano di tutto per scavare le nostre fosse: erano prodigi nel distruggere quella tela di penelopiana memoria da noi intessuta e che ahimè eravamo continuamente chiamati a rammendare.
Quello era l’ambiente di lavoro dei cinque Cavalieri della Conca D’Oro, con nemici interni ed esterni. Insomma, un ambiente tanto ostile capace di far saltare i nervi al più pacifico degli uomini. Ma a noi della Sezione antimafia non era permesso sbavature, non era permesso nemmeno piangere, quando poi uno ad uno i cinque Cavalieri sono venuti a mancare. Lillo Zucchetto, un giovane 26enne siciliano di Sutera, immolatosi per la Legge, per la Giustizia, che ha dimostrato tanto di quell’onore verso la Costituzione, che difficilmente potrà essere uguagliato da tutti i politicanti messi insieme. Beppe Montana, giovane Commissario, che del proprio lavoro ne aveva fatto una ragione di vita. Beppe è stata una persona eccezionale, la sua allegria, talvolta, è stata confusa come un sintomo di leggerezza. In realtà era serio e professionalmente preparato. Ninni Cassarà, un uomo d’altri tempi, un uomo molto simile a Giovanni Falcone per lungimiranza e per intelletto. Egli aveva ben compreso che Cosa nostra non poteva essere circoscritta al solo territorio palermitano. L’accoppiata Cassarà/Falcone è risulata vincente. Roberto Antiochia, una picciutteddu dalla faccia d’angelo. Ricordo bene, quando è arrivato in Sezione. Si distingueva per il modo dinoccolante di muoversi, sempre ridente e felice: un Cavaliere dalla faccia e dal cuore puliti. Natale Mondo, quando timidamente ha messo piede in Sezione, qualcuno non l’ha accolto bene, perchè non aveva visto di buon occhio la “vicinanza” a Cassarà, salvo poi ricredersi di trovarsi innanzi ad una persona meravigliosa, onesta e soprattutto dal comportamento squisitamente cordiale. Ecco i veri Cavalieri che hanno dimostrato fedeltà alla nostra Nazione. Esistono altri Cavalieri, ovvero quelli insigniti dal Capo dello Stato, per carità nulla da eccepire. Ma io, quando un mio carissimo Senatore mi voleva proporre a tale titolo, gli ho risposto di non azzardarsi: l’avrei rifiutato. Non avevo bisogno di un attestato, perchè gli ideali d’onore che aleggiavano nella Sezione investigativa più bella d’Italia, ossia la Squadra Mobile di Palermo, erano lo specchio della nostra onestà. Putroppo, qualcuno del mio stesso Ufficio ha opacizzato il limpido specchio: le condanne definitive sono ahimè un onta e disprezzo verso i Cinque Cavalieri della Conca d’Oro.

Pippo Giordano
 

Ninni Cassarà

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