Non ci sarebbe molto da aggiungere alla lucidissima analisi del procuratore Ardita. E’ un esperto di questo settore e mi sneto di condividere tutto ciò che ha scritto e detto sul decreto svuota-carceri. Questo provvedimento è molto più di un indulto. L’indulto, come ha giustamente spiegato Ardita, beneficia tutti i detenuti nella stessa misura. La liberazione anticipata, prevista dal decreto svuota-carceri, prevede che il beneficio sia proporzionale alla pena espiata.
Pertanto, a beneficiarne saranno anche i mafiosi che, contrariamente ai detenuti comuni, sono rinchiusi in celle singole, doppe, al massimo triple e non certo stipati sulle brandine a quattro piani. Ritengo sia giusta la battaglia per la civiltà della pena che deve procedere nella legalità e nel rispetto della dignità del detenuto, ma non bisogna far entrare nella testa di chi commette un reato l’idea che tutto si possa aggiustare. La certezza della pena deve essere garantita, non mercanteggiata. Il sovraffollamento carcerario non si può risolvere rinunciando in parte all’esecuzione della pena. La cosa grave è prorpio questa: che si mette nella testa della gente l’idea che alla fine tutto si aggiusta. Un sistema con livelli inadeguati di certezza della pena e di risposta al crimine comporta come conseguenza inevitabile l’importazione di altri criminali sul nostro territorio, come succede già in altri paesi.
Non penso che questa misura incida molto sul piano deflativo. Bisognerebbe procedere alla revisione del sistema dei delitti e delle pene. Sono contrario ai provvedimenti tampone. Bisogna porre mano a una riforma seria dell’intero settore. Sarebbe opportuno ascoltare gli esperti del settore e trovare le soluzioni adeguate. Indulti e misure come quella appena introdotta sono dei palliativi. Non si può mettere sullo stesso piano mafiosi e detenuti comuni. I mafiosi devono essere puniti, tenendo conto del danno sociale causato al Paese. Non è questo il modo per risolvere il sovraffollamento carcerario. Senza poi parlare del rischio paralisi negli uffici di sorveglianza. E’ stato varato il nuovo decreto senza aggiornare il sistema informativo per la trasmissione telematica delle ordinanze di scarcerazione alle varie Procure. Non si possono fare riforme che determinano aggravi di lavoro senza intervenire su mezzi e organici. Così non va.
Nicola Gratteri (Il Fatto Quotidiano, 18 gennaio 2014)

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