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Lo strabismo del ministro Alfano

10 ottobre 2010 -  La solerzia del ministro Alfano nell’aprire la pratica disciplinare nei confronti del PM Di Matteo è encomiabile, semmai ce ne fosse ancora bisogno, dimostra per intero che il Dicastero da lui retto funzione a meraviglia. In poche parole è il baluardo trasparente ed efficace dell’Amministrazione politica della Magistratura. Complimenti ministro!

Lei, l’aver aperto la pratica disciplinare verso il Pubblico Ministero Di Matto che si sta occupando non di bruscolini ma dei più importanti processi contro Cosa Nostra e rimarco “non solo”, dà involontariamente precisi segnali a coloro che hanno orecchie per sentire.

È vero, l’azione disciplinare nei confronti dei PM è una sua prerogativa e quindi un suo diritto. Ma, mi consente di dissentire sulla decisione da lei intrapresa. Non foss’altro per il momento delicato nel quale sono giunte le indagini di via D’Amelio, di cui lo stesso PM Di Matteo è titolare.

Veda Sig. ministro, lei più volte ha dichiarato propositi nobili, peraltro condivisibili, di azioni di contrasto alle consorterie criminose e non le sembra che sarebbe stato utile nell’interesse della Giustizia valutare bene le dichiarazioni del PM Di Matteo, che ricordo sono state fatte come esponente all’Anm?

Mi rammarica, però, che lei da ministro di questa Repubblica sia affetto da un eclatante strabismo e non veda, o meglio non senta, le gravi parole pronunciate dal premier Silvio Berlusconi, all’indirizzo proprio di quel Corpo giudiziario che lei avrebbe l’onere di difendere. Ma lei ministro non è solo, qualcun altro sarebbe dovuto intervenire e ne aveva ben donde per il ruolo ricoperto.

Quindi, perché non ha sentito la necessità di dissentire o dissociarsi dalle gravi accuse rivolte dal premier Berlusconi verso i Giudici?

Nella mera ipotesi che lei non abbia sentito le accuse, mi permetta di segnalargliele: nella magistratura c’è una “associazione per delinquere” e poi ancora, “occorre costituire una commissione d’inchiesta sui PM con gli stessi poteri di quest’ultimi”.

Ebbene, lei signor ministro non ha speso una sola parola in difesa degli appartenenti al suo ufficio, o invero, se l’ha fatto mi sarà sfuggito e le chiedo scusa.

Tuttavia, se le accuse di associazione per delinquere fatte da Berlusconi fossero vere, ne consegue ministro, che lei per responsabilità oggettiva, sarebbe compartecipe del sodalizio associativo.

E, mi riesce davvero difficile comprendere che lei quale dotto del Diritto penale non abbia o non senta la necessità di respingere al mittente siffatte accuse. Oppure, invitare Berlusconi a formalizzare la denuncia platealmente proferita a Milano. Ma credo che il Premier non lo farà mai perché egli sa già che le accuse erano e sono infondate. Figuriamoci, se avesse una benché minima prova egli sarebbe corso dritto dritto in Procura.

Poi ministro mi aiuti un pochino, sa le mie reminiscenze giurisprudenziali sono latenti, ma per il reato associativo di per sé aggravato per il fine di colpire il presidente del Consiglio, non si procede d’ufficio? Certo non spetta a lei tuttavia…

In questo momento i PM siciliani e calabresi impegnati in prima linea contro le cosche hanno bisogno di vicinanza, hanno bisogno di sentire il calore della gente onesta ed hanno soprattutto bisogno che una classe politica dia loro gli strumenti idonei per combattere il cancro mafioso. Altro che bazooka e aperture disciplinari.

Siamo in una fase delicatissima, si stanno ripercorrendo i nefasti giorni degli anni novanta, vedo analogie e assonanze davvero inquietanti. Noto un rigurgito del tipico silenzio assordante tanto caro ai mafiosi e che spero sia interrotto al più presto. Non giova a nessuno oscurare la luce che è stata accesa per cercare la verità nel tunnel delle stragi mafiosi: la verità è vicina e nessuno potrà più spegnere quella luce.

E, allora ministro Alfano la prego di dire qualcosa da ministro della Giustizia in favore dei PM e sgombri la cappa che grava su di essi a seguito delle richiamate accuse di Berlusconi.

di Pippo Giordano

fonte: blogsicilia.it

 

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