“Lentamente muore, chi diventa schiavo dell’abitudine… Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna… Ricordando sempre che essere vivo richiede una sforzo di gran lunga maggiore per il semplice fatto di respirare” (Versi di Pablo Neruda).
L’Italia è un Popolo che sta lentamente morendo, è diventato un Popolo che ha fatto delle televisione il proprio Guru: siamo un Popolo narcotizzato, assuefatto che ha bisogno di guardare il passato per sbagliare di nuovo nel futuro. I ricorrenti errori che facciamo, sembrano dettati dal mito di Er. Eppure, siamo noi che indirizziamo il destino, il fato, verso l’imponderabile, verso le braccia di una casta che sta facendo di tutto per farci “lentamente morire” abbracciandoci come le spire di un crotalo. Ma non ci stanno facendo morire fisicamente, ci stanno distruggendo la nostra anima. Viviamo tra la P2, la P4 e chissà un giorno anche con la P38, logge non tanto in sonno che si prefiggono di cambiare la Costituzione a suon di atti illeciti. Questi faccendieri dell’ultima ora, non agivano in proprio ma bensì come portatori malati di quel sistema furbesco del sistema italico. Ora che lo scandalo è venuto alla luce, ecco che i tesserati della P2 si affrettano a denigrare i magistrati. Ecco che strepitano e urlano allo scandalo delle intercettazioni. Ma nessuno però si permette di commentare i contenuti delle conversazioni intercettate. E’ più facile far credere al Popolo che i Magistrati compiano un abuso, piuttosto che spiegare il senso nauseante delle conversazioni della casta.
Altra cosa sarebbe buona e giusta, se in ossequio alle norme sulla privacy, si limitasse la divulgazione delle conversazioni non costituenti reato. Certo occorre modificare la norma, ma occorre stare attenti a non introdurre norme che siano foriere di “oscurare e imbavagliare” in toto le conversazioni telefoniche. L’ho già detto tante volte. Tempo fa nel corso di un’intercettazione telefonica, mi imbattei in diverse conversazioni tra un pregiudicato di spessore e un “parente” di un notissimo uomo politico deceduto: attualmente il parente occupa incarichi di Governo. Ebbene, quelle telefonate non costituenti reato, ma di certo censurabili, pur trascritte integralmente, non vennero rese pubbliche, ma rimasero agli atti di Polizia e della Magistratura. La Legge lo consentiva e quindi bisogna ritornare all’antico ed è su questo che il ministro di Giustizia dovrebbe intervenire. Tuttavia, occorrerebbe fare dei distinguo, ossia evidenziare e rendere pubbliche quelle intercettazioni i cui contenuti violano la deontologia professionale o il mandato istituzionale ricoperto. In sostanza non è ammissibile che un politico si adoperi per far chiudere programmi televisivi a lui non graditi, oppure esercitare il proprio potere per fini esclusivamente privati.
Il Popolo è stanco di “ morire lentamente”, è stanco di faccendieri e politici supini e proni che si affidano a questi beceri individui. Fare politica come ha ipotizzato Platone nella sua Repubblica, no?
Pippo Giordano

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