26 giugno 2026 – 43 anni dopo l’omicidio del procuratore 𝐁𝐫𝐮𝐧𝐨 𝐂𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚, ci siamo ritrovatə in via Sommacampagna, davanti alla targa che ne custodisce la memoria, proprio nel luogo dove fu ucciso dalla ‘ndrangheta il 𝟐𝟔 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟖𝟑.Il ricordo di Bruno Caccia 43 anni dopo l’agguato in cui fu ucciso
La famiglia cerca ancora la verità. E in tanti hanno preso esempio dal procuratore ucciso dalla ‘ndrangheta. La cerimonia sul luogo del delitto
Diciassette colpi di pistola. Un agguato di ‘ndrangheta sotto casa sua, mentre portava a spasso il cane. Era il 26 giungo 1983. Fu il primo giudice ucciso dalla mafia nel nord Italia.
Secondo i dati dell’associazione Libera, l’80 per cento dei familiari di vittime di mafia non ha mai saputo tutta la verità sull’omicidio dei loro cari. La famiglia di Bruno Caccia è una di queste. “Il gruppo che ha organizzato il delitto è stato individuato: ci sono stati due ergastoli – spiega la figlia Paola Caccia – Ma a noi ci interessa il movente vero, il movente più alto. Ci è sembrato un po’ riduttivo il fatto che sia stato ucciso perché era inavvicinabile”.
Ma l’eredità di Bruno Caccia non si spegne. E la verità si cerca ancora, pure da parte di chi ha contribuito a individuare gli autori del delitto, come Roberto Sparagna, procuratore aggiunto di Torino: “Da Bruno Caccia ho imparato la serietà nell’attività professionale, scienza e coscienza nell’affrontare i problemi che quotidianamente si pongono nel nostro lavoro perché noi comunque decidiamo della libertà delle persone e del loro patrimonio”, dichiara.
Solo in Piemonte sono 900 gli affiliati alle mafie, secondo il rapporto dell’associazione Libera. Per questo gli addetti ai lavori criticano duramente la recente delibera del Consiglio superiore della magistratura. Il provvedimento individua 11 procure da rafforzare con professionisti esperti per contrastare le mafie, ma nessuna nel Nord Italia. “E’ un segno di non conoscenza, mi permetto di dire di ignoranza – afferma Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera – Parlano i dati; parlano le inchieste. Parlano i fatti: non si possono negare i fatti”.
TGR RAI Piemonte

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