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Lettera intimidatoria a Massimo Ciancimino: ‘Non abbiamo ostacoli nel colpirvi’

27 settembre 2013. Trascrivo la lettera anonima ed intimidatoria ricevuta da Massimo Ciancimino e letta oggi in aula all’udienza del processo per attentato al corpo politico dello Stato (più comunemente noto per la “trattativa”) che è ripreso oggi nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo.
Forse sarebbe meglio dire la lettera che Massimo Ciancimino, uno dei principali testimoni (oltre che imputato) in questo processo, ha tentato di leggere dato che la sua deposizione è stata scandita delle continue interruzioni del Presidente della Corte che lo invitava ad attenersi al momento processuale e alle tematiche del dibattimento, come se ci fosse un momento particolare per una denuncia di questo tipo e che non fosse invece esigenza immediata quella di denunciare le minacce rivolte all’imputato, al Pubblico Ministero, ai giurati ed allo stesso Presidente della Corte.
Salvatore Borsellino

“Signor Ciancimino
oggi mi trovo a Palermo per l’anniversario della morte del giudice Falcone, ho provato già a Roma durante le udienze fissate nella capitale ad incontrarla personalmente ma non sono riuscito a trovarla da solo. Lei di fatto si è palesemente schierato con il “partito dei giudici”, quello stesso partito che con un piano ben stabilito e calibrato vuole minare la già precaria stabilità del nostro paese con processi a Berlusconi per delle stupide e banali feste private non percependo che senza l’appoggio della destra consegneremmo l’Italia ad una nuova tornata elettorale riportando il caos totale. Lei si è posto nella posizione sbagliata, le avevamo assicurato protezione se avesse smesso di farsi prendere ancora in giro dai pm palermitani. Inchieste come quelle di Roma e Bologna e Palermo pendono sulla sua testa.

Questa lettera dovrebbe arrivarle il giorno di apertura del processo, ascolti il mio consiglio, lei non è un collaboratore, mi avrebbe già denunciato un anno fa, conosce le mie generalità, mi avrebbe subito segnalato nei riconoscimenti fotografici che le sono stati posti dai pm negli album mandati dalla DIA lo scorso anno. Non lo ha fatto, sarebbe stato molto sconveniente sia per lei che per la sua famiglia.
Solo noi le possiamo garantire incolumità, già da mesi monitoriamo tutti, il dottor Di Matteo è stato giustamente seguito dai nostri uomini sul posto nei suoi spostamenti sia dal bar all’angolo di casa sia da un negozio di sanitari sito nello stesso stabile fino alla scuola dei figli. Lo stesso per lei e la sua famiglia, per il giudice Morosini ed anche tutte le passeggiate del pm nisseno Gozzo, il pm del teorema dei Sistemi Criminali. Non abbiamo ostacoli nel colpirvi quando sarà necessario i nostri amici ci hanno assicurato un sicuro risultato. Ascolti un buon consiglio, abbandoni questa sua battaglia inutile, possiamo schiacciarla quando e come vogliamo, oggi il presidente Napolitano rappresenta una garanzia di stabilità già fortemente compromessa. QUESTO PROCESSO IMBARAZZA TUTTI.
Deve essere fermato, dica chiaramente di aver fatto un patto con la procura, “io parlo ma voi in cambio voi mi lasciate tutto il mio patrimonio”, invece come ha visto neanche nella stessa Palermo riescono a proteggerla, le hanno tolto la patente, non può più uscire di casa la sera, sta rovinando la sua vita e quella dei suoi figli. Le confischeranno tutto. Sappiamo dei suoi rapporti con Vanh Putthen ad Amsterdam per il recuperi dei dodici milioni di dollari, già Roma sta provvedendo, le coperture poste per non identificare i suoi conti noi abbiamo modo di sapere tutto, fornendo indicazioni preziose ai magistrati intenti nella ricerca del suo patrimonio. Vi controlliamo costantemente dal Presidente Montalto all’ultimo giurato.
Vedrete che brutta figura farete con il processo Mori Obinu, il presidente Fontana un giudice serio che riesce ancora a scindere la ragion di stato dalla semplice criminalità organizzata, saprà come demolire tutta la sua già poca credibilità ribaltando l’impianto accusatorio. Si tiri fuori da questo gioco, molto pericoloso, suo padre la avrebbe già tolto di mezzo. Ricordi, solo noi le possiamo garantire tranquillità, lei ha scelto di farsi male da solo, potranno accusarla per il reato di false dichiarazioni rese ai pm, spieghi serenamente le sue ragioni, la difenderemo anche mediaticamente. Non consegni questa lettera ai magistrati, sarebbe per noi un brutto segnale, l’intimo tentativo di tirarsi fuori da una guerra persa in partenza. Seguendo ancora i bisogni dei suoi “amici giudici” e dei suoi avvocati farete tutti una brutta fine, non si scordi noi sappiamo tutto di lei e dei suoi amici magistrati. L’Italia non può affrontare un processo mortificante in questo preciso momento storico, siete solo matti al solo pensarlo. Un paese deve seguire le sue ragioni, spesso anche a danno di pochi scellerati personaggi eversivi e nemici della patria. Un consiglio, la legga e la strappi, ha ancora tempo per riflettere.”

Ho concluso la mia pesantissima giornata di oggi prendendo un caffè nel centro di Palermo con Massimo Ciancimino, parlando con lui da vicino per poterlo guardare negli occhi. Un tempo tutti quelli che passavano lo avrebbero salutato con effusione, oggi non si è avvicinato nessuno.
Sono anche io uno scellerato personaggio eversivo e nemico della patria, di “questa” patria.

Salvatore Borsellino

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