Caro Salvatore,
La settimana scorsa, ho avuto il piacere di assistere ad una conferenza dello stesso Procuratore, il quale affiancato dall’irriducibile Travaglio, mi ha tenuta incollata per ben tre ore, ad una delle centinaia di sedie dell’Auditorium della Facoltà di Giurisprudenza di Siena, affollata da giovani studenti universitari e non solo da questi.
Quando sento parlare persone come Caselli o lo stesso Travaglio, si riaffaccia in me, però, la speranza che, per noi italiani, non tutto sia irrimediabilmente perduto.
Se al mondo esistono ancora persone così, forse ancora qualcosa di buono, nel nostro Paese, possiamo fare.
Il punto è che dobbiamo volerlo tutti, ma proprio tutti, questo cambiamento, delle coscienze soprattutto!
L’illegalità, la corruzione, la giustizia a due marce che è debole con i forti e forte con i deboli, non possono esserlo.
Io mi devo indignare se sento che un Paese “democratico” come il nostro, sta introducendo normative che metteranno il bavaglio, anzi coleranno quintali di cemento, sulle nefandezze delle centinaia di criminali, che resteranno a piede libero per le strade ed in Parlamento!
Il problema è, che a fronte della mia indignazione, restano troppe le persone che continuano a dire “..E a me che me frega…..” o peggio ancora che cercano di giustificare certe sporche condotte giocando la ormai consueta ed ipocrita carta del giustizialismo.
Troppo comodo!
Dobbiamo essere tutti fautori e partecipi, non soltanto limitarci ad assistere da lontano.
A tal proposito, voglio invitarti a leggere un discorso di Piero Calamandrei, giornalista e giurista fiorentino, citato durante la conferenza di sabato scorso proprio da Caselli, a conclusione del suo intervento.
Molti italiani che pensano che l’attuale governo stia facendo dell’interesse del Paese il suo fine ultimo, dovrebbero leggersi questo discorso e capire….
Piero Calamandrei 1889-1956
Discorso agli studenti milanesi 1955)
«La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava.
E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegiare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica!
La libertà c’è, si vive in regime di libertà. Ci sono altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono…
Il mondo è così bello,vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…
Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sepere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…
Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione“
Ti abbraccio
Manuela

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