Da oltre un decennio, il mio impegno professionale e civico è spesso dedicato all’analisi ed alla denuncia del degrado mafioso del circondario di Barcellona Pozzo di Gotto. Cominciai ad occuparmene allorché iniziai ad assistere Piero Campagna e gli altri familiari di Graziella, nel processo a carico di Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, definitosi con la condanna degli imputati solo un anno fa. Approfondii l’impegno, fisiologicamente, assumendo la difesa di Sonia Alfano, dei suoi fratelli e di sua mamma nel processo per l’assassinio del più coraggioso giornalista mai capitato in provincia di Messina. Da cosa nasce cosa, in materia di mafia, come ci insegna Alfio Caruso, ma anche in materia di antimafia. È la vita ad essere così: ed ecco, allora, che dopo la famiglia Campagna e la famiglia Alfano, spesi e continuo a spendere le mie energie per i familiari di Attilio Manca, così come feci per il padre di Roberto Amato e come feci in altre vicende giudiziarie. Nel denunciare il sistema mafioso barcellonese e le sue impressionanti protezioni istituzionali non incontrai troppi volenterosi: qualcuno esterno al territorio barcellonese, primo fra tutti il sen. Giuseppe Lumia; pochissimi, fatta eccezione per i familiari delle vittime, nell’area barcellonese, primo fra tutti Adolfo Parmaliana. Anni di impegno ma anche di solitudine: a questo pensavo la settimana scorsa assistendo, proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, proprio insieme ai familiari di Graziella Campagna, di Beppe Alfano, di Attilio Manca e di Adolfo Parmaliana, alla rappresentazione teatrale di (P)resa di coscienza, una sorta di autobiografia collettiva di un territorio che finalmente urla la ribellione al Tiranno. Vedere per la prima volta il consenso sociale e direi quasi l’affetto per i familiari delle vittime a Barcellona Pozzo di Gotto, con la presenza perfino del nuovo Procuratore della Repubblica e dei suoi due pregevoli sostituti, mi aveva fatto sentire più lieve il peso di un decennio di solitudine.
Alcuni giorni fa, poi, ho scoperto che in realtà a Barcellona Pozzo di Gotto sono un pluriindagato. Ho infatti appreso di una querela, sempre per diffamazione, sporta contro di me da un imprenditore di Terme Vigliatore, tale Sebastiano Buglisi, per alcune affermazioni che ho fatto il 2 ottobre scorso, in risposta ad alcuni disturbatori della manifestazione in ricordo di Adolfo Parmaliana nel primo anniversario della sua morte. Evito di farne un’interpretazione soggettiva e trascrivo invece alla lettera la contestazione del reato di diffamazione riportata nel documento notificatomi: “perché nel corso di un intervento pubblico, successivamente pubblicato sul sito internet www.illume.it offendeva la reputazione di Buglisi Sebastiano, proferendo le seguenti frasi: ‘Quando ero bambino mi fu insegnato un detto, che tradotto in italiano più o meno fa
Sennonché, dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno ho appreso che il prossimo 12 aprile 2010 Barcellona Pozzo di Gotto ospiterà un’importante manifestazione alla quale parteciperà niente di meno che un sottosegretario del governo più antimafioso degli ultimi 150 anni (e forse più), l’on. Alfredo Mantovano, per la (riprendo testualmente dal sito ministeriale) “presentazione della locale associazione antiracket”. Magari ci sarà il mio querelante, l’imprenditore Buglisi. E magari ci sarà un altro imprenditore dell’antiracket barcellonese (o forse sarebbe meglio dire “alla barcellonese”), Maurizio Marchetta, tanto più che egli ormai è libero dagli impegni che lo affliggevano anni fa come vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona P.G. (quello che il ministro Amato graziò dallo scioglimento per mafia) e come quotidiano frequentatore (perfino in crociera insieme ai propri pargoli) del capomafia barcellonese Salvatore Di Salvo.
Ecco, ho pensato, che il gattopardo barcellonese tenta di inghiottire il risveglio sociale fin dai suoi primi vagiti in culla.
Fabio Repici

Be First to Comment