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Lettera aperta al Prof. Nicolò Amato, ex Direttore del DAP

Illustrissimo Professore,
Lei è stato un uomo delle istituzioni di questo Paese e sa benissimo cosa vuol dire la parola giustizia.
Noi i familiari delle vittime delle stragi del 1993 abbiamo fatto il diavolo a quattro – lo dice la sentenza stessa – perché anche Lei fosse sentito in aula a Firenze durante il processo Tagliavia, in quanto persona informatissima dei fatti inerenti il regime carcerario di “41 bis” prima che avvenissero le stragi del 1993 e il conseguente massacro dei nostri parenti.
Il giorno in cui la Corte di Assise di Firenze doveva verbalizzare le Sue parole, Lei ha presentato un certificato medico e lamentando gravi condizioni di salute non abbiamo avuto il piacere di sentirLa nelle dovute sedi.
I giornali sono il mezzo più idoneo e giusto che esista per informare i cittadini italiani di ciò che sta avvenendo intorno a loro, ma non sono gli organi istituzionali preposti a dare giustizia alle vittime della mafia stragista.
Comunque, la mafia è ricorsa in appello contro la condanna di Tagliavia in primo grado e noi rifaremo il diavolo a quattro affinchè Lei sia ascoltato in un’aula di giustizia e non sui giornali attraverso lettere pubblicate per intero.

Auspichiamo veramente che Lei per quell’epoca stia bene, sia sempre così loquace come lo è sui quotidiani oggi e venga a dirlo ai Giudici della corte di Appello di Firenze come sarebbero andate le cose secondo Lei smentendo questo e quello.
Noi abbiamo avuto i figli ammazzati per la sporca questione del “41 bis”, e il tempo del gioco al massacro fra le Istituzioni di allora è arrivato il momento che finisca, serve serietà e senso dello Stato, non voglia di apparire sui giornali in autodifese senza senso alcuno, perché noi, illustre Professore, è di giustizia che abbiamo bisogno non di parole al vento buone per tacitare coscienze che non ci interessano.

Cordiali saluti

 

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

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