Secondolo statuto interno del Csm per aprire un procedimento disciplinare nei confronti di un magistrato superata una prima fase “preliminare” la legge prevede che “l’azione deve essere promossa entro un anno dalla notizia del fatto, della quale il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ha conoscenza a seguito dell’espletamento di sommarie indagini preliminari o di denuncia circostanziata o di segnalazione del Ministro della Giustizia”.
Basta davvero un’intercettazione ambientale del dichiarante Massimo Ciancimino che parla con un indagato per mafia millantando credito per aprire un fascicolo su un procuratore aggiunto della Dda? Al di là della conversazione quanto mento inopportuna e squalificante in merito alla quale hanno fatto chiarezza il procuratore di Palermo Francesco Messineo e i legali di Ciancimino quello che colpisce è propriamente la “tempestività” del Csm e l’evidente obiettivo politico di colpire un magistrato impegnato su inchieste delicatissime di mafia e politica.
Potràsembrare un caso, o forse invece è una metodologia sistematica di chi vuole morto un magistrato scomodo come Antonio Ingroia. A tutti gli effetti sembra proprio che questo magistrato stia rivivendo gli attacchi subiti dal suo mentore. Non dimentichiamo che Paolo Borsellino venne messo sotto inchiesta dal Csm, fu interrogato dal Plenum dell’organo dell’autogoverno e rischiò un provvedimento disciplinare solo per aver rilasciato due interviste a Saverio Lodato de l‘Unità e ad Attilio Bolzoni di Repubblica nelle quali aveva denunciato il tentativo di smantellamento del pool antimafia attraverso la nomina da parte del Csm di Antonino Meli all’Ufficio Istruzione al posto di Giovanni Falcone. Tra i 10 membri del Csm che avevano votato a favore di Falcone c’era anche Giancarlo Caselli, ma l’anziano presidente di sezione della Corte di Appello di Caltanissetta aveva vinto con 4 voti in più. Lo stesso Falcone aveva successivamente rassegnato le proprie dimissioni (respinte dal Csm) in pieno sostegno al collega e amico Paolo Borsellino e in totale disaccordo con i criteri di gestione dell’Ufficio istruzione inaugurati da Meli.
Oggiè necessario che il Csm dia un segnale forte nei confronti di determinati magistrati sovraesposti. Soprattutto quando è sufficientemente dimostrato che un magistrato del calibro di Antonio Ingroia ha fatto arrestare latitanti, condannare mafiosi e messo sotto inchiesta politici collusi con la mafia. Non dimentichiamo che grazie al lavoro di Ingroia, Gozzo e di altri suoi colleghi si è arrivati alla condanna del senatore Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna confermata in appello con la riduzione a 7 anni (in attesa del terzo grado di giudizio), per non parlare della condanna a 10 anni all’ex n. 3 del Sisde Bruno Contrada per concorso esterno in associazione mafiosa confermata dalla Cassazione.

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