Ci siamo: martedì 2 marzo inizia la nuova puntata di Massimo Ciancimino day. Dopo l’ultima udienza che si è tenuta nel Tribunale di Palermo, era calata la nebbia. Un silenzio necessario e doveroso per rinfrancarsi dalle fatiche che aveva contagiato media, giornalisti, commentatori pro e contro Ciancimino ed infine la casta. I politici. Quest’ultimi, attori principali, ove viene messa in scena solo per un giorno, una ridda di atti finalizzati a distribuire a pieni mani strali offensivi sia su Massimo Ciancimino che sui Pubblici ministeri, Ingroia e Di Matteo.
Ma molti di essi piuttosto che rappresentare le proprie convinzioni personali, si allineano a quelle direttive omologanti dell’area di appartenenza politica. E, in ossequio all’ormai vizio italico non tengono conto della sostanza delle parole, non tengono conto delle “verità” possibili. Anzi, fondano il pregiudiziale convincimento che tutto quello che si è detto o che si dirà è frutto di accordo per danneggiare l’arcinoto “utilizzatore finale”.
Invero, a nessuno di loro viene in mente di considerare, soltanto per un istante, che un briciolo di verità potesse far luce sulle stragi mafiose intercorse negli anni novanta. No! È troppo. Qualsiasi cosa dirà Massimo Ciancimino deve essere giocoforza considerata, mendace, artatamente falsa e volutamente finalizzata a danneggiare il Governo.
Questo è un leitmotiv che di certo potrebbe essere degnamente rappresentato dalla chitarra di Apicella, ma che in realtà è un revival che viene puntualmente trasmesso da quando il nostro Paese ha scoperto di avere, Santi, Navigatori, Poeti ed aggiungo io, Pentiti. Sì, pentiti di ogni genere compresi anche quelli mafiosi.
Per qualcuno i collaboratori di giustizia o i dichiaranti sono indigesti, ma se ne deve fare una ragione: ci sono e ci saranno e devono poter dire in una aula di Tribunale quello che sanno. Punto e basta!
Il richiamato leitmotiv, senza andare indietro col tempo, fece le prime apparizioni con Tommaso Buscetta: allora si disse è manovrato, c’è un manovratore occulto e via dicendo. Le accuse vennero mosse al galantuomo Giovanni Falcone, che ebbe il torto di essere coerente con quel giuramento fatto alla piena e incondizionata fedeltà allo Stato. Vorrei ricordare ai cultori e detentori di verità assolute, compreso i vari direttori di telegiornali nazionali, che i signori politici, compreso i governanti, hanno pure giurato, come ha fatto Giovanni Falcone, fedeltà allo Stato. Tuttavia, per tanti di loro la firma posta a sigillo del giuramento è carta straccia. Non si spiega altrimenti la continua perdita di memoria riferita al giuramento.
Io ho avuto l’onore stando vicino a Falcone, di gioire per i risultati raggiunti nella lotta alla mafia, ma anche di soffrire insieme, quando le bestie umane di Cosa nostra assassinarono a Bagheria, tre donne sole e indifese: madre, zia e sorella di Marino Mannoia. Ero, con Falcone ad interrogarlo nella struttura super segreta di Roma.
Dai tempi di Buscetta non è cambiato nulla. Ora gli obiettivi da denigrare, da rendere ridicoli agli occhi dell’opinione pubblica, sono i Pubblici ministeri Antonino Ingroia e Nino Di Matteo, della Procura di Palermo. E di questo progetto si fanno carico con l’argo uso di messaggi mediatici, taluni in malafede, altri involontariamente, i soloni dell’informazione di parte che ogni giorno ci propinano parole o verità mai sortite dalla bocca dei pentiti. Da un ampio ed articolato interrogatorio, fa comodo estrapolare quello che più aggrada per “intortarsi” le simpatie di quello o quell’altro beneficiario di turno. Tanto alla fine, la pacca sulla spalla arriverà per gratificare l’ascesa verso mete agognate: le poltrone assegnate sono un esempio. Per fortuna, gli atti processuali sono pubblici e parlano chiaro.
Dallo Spatuzza day, ad esempio, si sono volute, estrapolare frammenti di dichiarazioni che poi sono stati rappresentati artatamente in maniera diversa dal significato. Volutamente, ci hanno ingannato ingigantendo alcune affermazioni che risultarono poi diverse dal significato originale. Se questa non è controinformazioni, mi si dica cos’è?
L’apatica insofferenza manifestata nell’additare i due PM, Ingroia e Di Matteo, come se fossero i mali della Giustizia nel nostro Paese, è uno sporco e delegittimante comportamento, attraverso il quale io intravedo un coacervo di interessi il cui fine è rendere inefficace l’azione penale, verso singole persone, ma più in generale verso l’accertamento della verità sulle stragi.
In buona sostanza, non importa se quello che dice o dirà Massimo Ciancimino, piuttosto che Spatuzza, possa far luce sui tanti misteri che attanaglia la Sicilia e non solo. No! a priori è falso! Mi auguro, invece, che ciò non accada e che un giorno, non tanto lontano, io possa dire con orgoglio, Giustizia è stata fatta! Ed ecco a martedì prossimo, si riaccenderanno nuovamente i riflettori, ciascuno si ritaglierà quello spazio sufficiente di visibilità necessario per rendere noto a tutti che “esiste” per poi eclissarsi e riapparire alla bisogna. Paolini ha fatto scuola.
Ma le persone oneste che della Legalità hanno fatto virtù di vita, attendono fiduciose che i Giudici di Palermo, nella loro autonomia decisionale riescano a corroborare con elementi probatori le “verità” di Massimo Ciancimino. In ogni caso, quale siano i risultati giudiziali, ovvero di assoluzione o di condanna, non vi è dubbio che a trionfare sarà la Giustizia.
In democrazia, l’espressione del pubblico dibattito garantito dai Giudici, è il faro che illumina ed accompagna milioni di italiani. Io mi identifico in uno di loro, perché il carisma, l’intelligenza, l’onore di un Giudice non si misura, secondo la dottrina berlusconiana, per le sentenze emesse a favore o a sfavore, ma per il libero convincimento che egli riesce ad esprimere. E Massimo Ciancimino, di pari loro, sta esprimendo il suo sapere. Saranno dichiarazioni mendaci? Lo stabiliranno i Giudici.
E, dissento con forza e, se io fossi un Magistrato, rispedirei al mittente le accuse di “Si vergognino” , “Schizzi di fango”, “Mentalmente disturbati” tutte affermazioni contro i Magistrati italiani: anche verso i Giudici della Consulta, sono stati recentemente vomitati insulti e che non è stato nemmeno risparmiato il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al quale va il mio deferente saluto.
Pippo Giordano (articolo tratto da palermo.blogsicilia.it, 25 febbraio 2010)

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