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Le mani alzate per conoscere la verità

di Pippo Giordano – 29 marzo 2016

Dopo il mio incontro del 14 marzo coi ragazzi delle elementari e medie di Villarosa e Martinsicuro (TE), Danilo Di Lorenzo – del Movimento Agenda Rossa Paolo Borsellino “Attilio Manca” di Bologna -, incuriosito mi ha chiesto: “Come fai Pippo a parlare di mafia ai bambini?” Lo vedrai! Infatti, il 21 scorso, insieme a Danilo e Marco Quatraro, sono stato ospite della scuola media C. Jussi di San Lazzaro di Savena (BO), ove oltre agli studenti di quel plesso, c’erano alcune classi delle elementari e quindi Danilo ha potuto constatare in che modo riesco a confrontarmi coi minori. Uso un linguaggio semplice, senza usare astrusi paroloni o concetti irricevibili per la loro età. In buona sostanza, parlo col cuore come se parlassi alle mie nipotine. E cerco di “connettermi” con loro con la consapevolezza che ho innanzi non cittadini di domani, ma ragazzi di oggi con le curiosità e la voglia di conoscere. Le loro domande, linfa per il mio cuore, danno la possibilità di esprimermi con franchezza, talchè dalla loro spontaneità e soprattutto dall’innocenza, mi fanno spogliare degli abiti dell’ex poliziotto per divenire uno di loro. Il mio grosso rammarico, è quando alla fine della “lezione”, non posso dare seguito alle ridda di domande che quelle manine alzate, avrebbero potuto anticipare: ci rimango davvero male perchè due ore volano via. Talvolta, come è accaduto in passato, ritorno nelle stesse classi per reiterare le mie due “ore” e dare risposte ai bisogni di verità non esaudite con le domande rimaste silenti. Ma non sempre accade che l’ex sbirro ritorni nelle stesse aule per far abbassare quelle manine.

La considerazione che traggo da quegli incontri, non è altro che la plastica realtà di un bisogno di verità, che i giovani chiedono a noi adulti e che noi non possiamo tacere: dobbiamo colmare il debito delle generazioni passate, responsabili del fragoroso silenzio, che permise l’acuirsi della violenza mafiosa poi  culminata con le stragi del 92/93. Io e Danilo, insieme a Marco Quatraro, stiamo dando voce a tutti coloro che prematuramente ci hanno lasciati perchè vittime della brutale aggressione di Cosa nostra. Ritengo che attraverso le nostre parole possiamo, anzi dobbiamo, ricordandoli coi cittadini di oggi, ovvero i ragazzi che sono molto più maturi di quanto noi adulti erroneamente pensiamo. Leggete voi stessi i loro pensieri e ditemi se non sono l’espressione genuina di quel bel profumo di libertà, tanto agognato da Paolo Borsellino. Nei loro scritti non si evince nessun “ puzzo di compromesso”, ma solo la gran voglia di sapere: la voglia di verità su quella che è stata una pagina nera della nostra Repubblica. Uno Stato, che ancora oggi non è in grado di dare risposte, sulle stragi mafiose e nemmeno sul furto dell’Agenda Rossa appartenuta a Paolo Borsellino. E proprio con le domande si è palesata la curiosità dei ragazzi e che Danilo magistralmente ha risposto, anche in ordine alla vicenda che vede coinvolto il pm Nino Di Matteo. Scrive Jonathan: “In principio la mafia era considerata una potenza invincibile, ma non perchè lo fosse realmente, ma perchè la gente aveva paura…. finchè, uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non si sono messi in gioco per affrontarlo (il mostro)”. Chiara, scrive: “Non è facile per me che sono una ragazza di soli 12 anni parlare di legalità, una parola che in sé contiene un grande sentimento, il rispetto inteso come capacità di ascoltare, di accogliere, di riconoscere gli altri accettarli……la scuola diventa la nostra migliore palestra dove poter allenare e far emergere questo importante sentimento”.
Ho citato solo alcuni pensieri dei nostri meravigliosi studenti, ma sono decine le testimonianze consegnatemi coi loro scritti e che conservo gelosamente. A San Lazzaro di Savena, come a Martinsicuro, sono stato particolarmente colpito per la conoscenza dettagliata dei fatti di mafia dimostrata dai ragazzi: segno evidente di uno approfondito studio. Giova rimarcare che gli insegnanti sono stati bravissimi ad educarli alla legalità e sono loro grato per il profuso impegno dimostrato. Parimenti, in Villarosa mi ha colpito la tradizione di indossare il grembiule. Infatti, i bambini l’avevano addosso come si faceva in passato, segno evidente di una tradizione che ahimè in tanti siti del nostro Paese è stata abbandonata. Mi sono anche commosso, quando si sono slacciati i colletti bianchi, chiedendomi di firmarli. ”Li conserveremo per ricordarci di te Pippo!”, la più bella gratifica del mio peregrinare tra i banchi di scuola: e non è poco!


Pippo Giordano

 


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