Sabato scorso, durante il dibattito clou della seconda giornata di festa dell’Italia dei Valori, intitolato “La questione morale tra informazione e disinformazione. La Rai ai cittadini”, l’ex magistrato e giornalista Bruno Tinti, sul palco con me, ha difeso, ancora una volta, lo strumento delle intercettazioni e il diritto/dovere alla pubblicazione delle stesse.
Condivido l’opinione di Tinti. Ne raccolgo, dunque, il suggerimento e riprendo la pubblicazione dei documenti relativi alle intercettazioni disposte dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria nei confronti del dr. Olindo Canali, magistrato responsabile dei depistaggi sull’assassinio di mio padre, oggi indagato a Reggio Calabria (e spero al più presto imputato) per falsa testimonianza commessa al fine di favorire il boss barcellonese Giuseppe Gullotti, che, grazie alla testimonianza falsa e reticente di Canali, ha ottenuto l’assoluzione per un duplice omicidio nel grado d’appello del maxiprocesso denominato Mare Nostrum.
Quella qui visibile è la nota redatta dal Ros di Reggio Calabria l’1 settembre 2009 per motivare la richiesta di prorogare le intercettazioni nei confronti di Canali. Canali al tempo utilizza, per ragioni inconfessate, un cellulare intestato a una donna residente a Biella. Quella di intestare telefoni a terze persone è un’abitudine di malavitosi: eppure, è lo stesso Canali che, conversando con la moglie, le segnala che “questo numero non lo conosce nessuno”, manco fosse un latitante.
In altre telefonate Canali si lamenta delle critiche rivoltegli, anche in atti parlamentari, da Antonio Di Pietro, al quale, conversando con un amico e con la moglie, Canali riserva strali velenosi.
Poi Canali ha contatti al fine di cercare di addomesticare il procedimento per incompatibilità ambientale e funzionale per lui aperto al CSM. Ne parla con il Procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) Salvatore De Luca, con la moglie, con l’avv. Ugo Colonna. In quei giorni, invece, non ne parla con una persona così particolare che, nelle conversazioni con la moglie, Canali definisce “lo zio”. Nel modo di colloquiare di certa Sicilia “lo zio” è di solito il capobastone, il boss di un territorio. “Lo zio” di Canali e di sua moglie, invece, è il Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata.
Sempre per ottenere un paracadute al CSM Canali a un certo punto si rivolge al suo collega Franco Maisto, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna (quello che nel dicembre 2009 scarcerò illecitamente l’assassino di Graziella Campagna, Gerlando Alberti junior). Canali riesce a incontrare di persona Maisto, nell’estate 2009 in vacanza alle Isole Eolie. Maisto promette a Canali di recarsi personalmente al CSM per attivare contatti utili a scongiurare addebiti di mafiosità in capo a Canali, il quale spiega a Maisto che l’indagine a suo carico è stata avviata dietro denuncia sporta contro di lui dall’avv. Fabio Repici. E’ un caso se pochissimi mesi dopo il giudice Maisto propone querela contro l’avv. Repici, reo di avere contestato la scarcerazione di Gerlando Alberti junior, poi in effetti giudicata illegittima dalla Corte di cassazione.
Secondo quanto riferisce Canali nelle telefonate intercettate, in quei giorni Maisto ha come ospite “il Segretario del Consiglio superiore della magistratura“. Insomma, Maisto promette di spalleggiare Canali ed evoca perfino la necessità di contattare, in favore di Canali, Marcello Maddalena e Vittorio Borraccetti, leader nazionali di due diverse correnti dell’Associazione nazionale magistrati.
Insomma, le intercettazioni dimostrano in diretta l’attivismo di Canali, e di un network di persone intorno a lui, per scampare ad ogni sanzione del CSM e, conseguentemente, della giustizia ordinaria. Pagine oscene per la giustizia italiana ma purtroppo molto diffuse all’interno del corporativismo giudiziario. Un corporativismo che, perfino a livello nazionale, giunge a tentare di stendere una rete di protezione in favore di uno squallido magistrato responsabile di pratiche professionali abiette.
Sonia Alfano (www.soniaalfano.it, 24 settembre 2011)

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