L’aula magna del complesso di Monte Sant’Angelo era quasi completamente piena quando Emanuele Lattanzio, membro dell’associazione studentesca “Unina”, ha preso la parola per dare inizio all’incontro intitolato “Pane, Camorra e Fantasia”. Si tratta della prima di una serie di iniziative promosse dall’associazione studentesca per sensibilizzare la platea degli studenti universitari alle tematiche sociali. Lattanzio ha introdotto con entusiasmo i temi trattati nell’incontro, facendo riferimento ai valori positivi condivisi dagli studenti e dal corpo docente che hanno ispirato l’iniziativa. “Mi sono scocciato, voglio essere attivo” è stata la frase conclusiva della presentazione del componene di Unina: un auspicio a partecipare che ha caratterizzato lo spirito dell’evento. L’importanza della partecipazione è stata confermata da Alberto Lucarelli, docente di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Economia della Federico II, che ha portato la discussione su ambiti strettamente connessi ai valori della carta costituzionale: “la Costituzione è un presidio di legalità” ha ricordato il professore, stigmatizzando i continui attacchi che vengono troppo spesso portati alla massima fonte del nostro ordinamento legislativo. Il docente, inoltre, ha colto un trait d’union importante tra malavita e cittadinanza, identificandolo nel voto di scambio: “Bisogna informarsi, è l’unico modo per non essere strumentalizzati quando si esercita il diritto di voto – ha affermato Lucarelli – oltre a non doversi mai trovare in uno stato di bisogno che possa influenzare la scelta elettorale”.
L’intervento di Lucarelli si è concluso con una critica alla commistione tra politica ed amministrazione che, dagli anni ’70 in poi, ha portato la prima ad occupare gli spazi nevraligici dell’apparato amministrativo, indebolendolo. L’incontro è entrato nel vivo quando a prendere la parola è stato Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, indimenticato giudice ucciso a Palermo dalla mafia nel 1992. Borsellino, con voce ferma ed una mimica genuina, ha tenuto alta l’attenzione dei presenti, spaziando tra i temi della politica attuale ed il ricordo dell’attività del fratello. “Paolo era molto legato ai giovani. Nella sua ultima lettera, scrisse di essere ottimista dopo aver notato una nuova attenzione dei giovani palermitani verso il problema della mafia” ha dichiarato Borsellino rivolgendosi al giovane pubblico. Il suo intervento è proseguito con un monito riguardante l’importanza dell’istruzione pubblica: “è un focolaio di resistenza, la cui funzione è combattere l’assuefazione delle nuove generazioni allo stato di cose attuale: non va distrutta”. Borsellino ha poi aspramente criticato l’atteggiamento delle istituzioni nei confronti del Mezzogiorno: “Lo Stato ha abbandonato il sud nella mani della criminalità organizzata, in modo da trasformarlo in un serbatoio di voti da cui attingere ogni volta che ce ne fosse bisogno”. Non sono state lesinate critiche neanche alla classe politica attuale, attaccata a più riprese da Borsellino: “Non esiste legalità in un paese dove si cancellano i reati. Stanno sovvertendo le leggi ed il principio di legalità. Spacciano, ad esempio, per sicurezza la lotta contro gli extracomunitari inermi” è stata solo una delle dure considerazioni su coloro che governano il nostro paese. Borsellino ha ricordato che, attualmente, il Parlamento è pieno di inquisiti e condannati. La ragione di ciò sarebbe da ricercare nella legge elettorale che non permette la scelta diretta del candidato. Gli affondi di Borsellino sono stati bipartisan e sintetizzabili nella frase: “Mio fratello era di destra e se fosse vivo oggi sarebbe inorridito vedendo come si è ridotta la destra italiana come del resto lo sono io osservando la sinistra, incapace di fare opposizione”. Il tono è diventato commosso quando ha ricordato le parole di Paolo Borsellino riguardo la propria città: “Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla”. La frase è stata lo spunto per invitare i giovani di Napoli a non abbandonare la propria terra: “Sono andato via da Palermo a ventisette anni, trasferendomi a Milano, per fuggire dalle dinamiche che caratterizzano una città difficile come la mia. Ma quello da cui si scappa, prima o poi, ci raggiunge ed io me ne sono accorto nel 1992 quando hanno ucciso mio fratello, facendomi capire che andare via è inutile”. Borsellino, tra l’altro, ha fatto notare che la malavita organizzata è presente oramai anche al nord, in settori nevralgici della vita economica. Paolo era un magistrato e Salvatore Borsellino si è mostrato vicino alla classe giudiziaria italiana, oggetto, negli ultimi tempi. di attacchi da parte della politica: “C’è una continua aggressione da parte della politica nei confronti della magistratura attraverso una riforma della Giustizia che viene fatta passare come epocale ma nei fatti svuota il potere giudiziario delle prerogative più importanti”. Prima di passare al ricordo degli ultimi giorni del fratello, c’è stato spazio per un’amara riflessione: “Lo Stato italiano non ha mai avuto la reale intenzione di combattere la malavita organizzata. La stessa legge sulla confisca dei beni alle associazioni malavitose, la Rognoni-La Torre, è stata approvata solo sull’onda emotiva dell’assassinio di Pio La Torre”. Salvatore Borsellino ha poi ripercorso gli ultimi mesi di vita di Giovanni Falcone e del fratello Paolo prima di essere assassinati, con minuziosa attenzione. Ha infine denunciato che si tratta di stragi che, purtroppo, non hanno ancora un colpevole certo: un ennesimo immeritato affronto per un eroe come Paolo Borsellino.
Gaetano Capaldo

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