”L’omicidio di mio fratello è stato una strage di stato”, ha detto Salvatore Borsellino in un incontro organizzato dalla comunità italiana che vive nella capitale inglese. Giaocchino Genchi, presentando la propria biografia: ”Nel 2004 fui estromesso dalle indagini sul caso Mills”.
Londra. Dov’è finita l’agenda rossa di Paolo? Da qualche mese Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato il 19 luglio 1992, attraversa le piazze d’Italia chiedendo giustizia. Dovunque vada Borsellino porta con sé tanti libretti rossi, simbolo di quell’agenda mai più trovata dal giorno della strage di via D’Amelio. Un’agenda dove Paolo Borsellino annotava i propri appunti, possibilmente gli spunti per le indagini sui rapporti mafia-stato ispirati anche dalle rivelazioni del pentito Gaspare Mutolo.
Le agende rosse sono arrivate anche a Londra, nella sala letture dell’UCL University, assieme a Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi, già consulente informatico del pool antimafia e recentemente dell’ex giudice Luigi de Magistris nell’inchiesta “Why not”.
All’inizio degli anni 90’ la mafia e lo Stato trattarono. Lo hanno dichiarato alcuni pentiti ed esponenti delle forze politiche e lo ha confermato anche il procuratore antimafia Pietro Grasso («si salvarono le vite di molti ministri»).
Rivelazioni che, secondo Salvatore Borsellino, confermano l’ipotesi che non sia stata la mafia a uccidere suo fratello.
«Quella di Paolo è stata una strage di stato. Lui ha pagato in nome di quella trattativa che voleva salvare quanti, come Andreotti, erano venuti meno ai patti con la mafia.
Nel libro Genchi rivela che nel 2004 fu chiamato dai magistrati milanesi che stavano indagando sui rapporti tra David Mills e la Fininvest. I giudici gli chiesero di scoprire, attraverso i tabulati telefonici acquisiti quando lavorava ancora a Palermo, se i rapporti tra l’avvocato inglese, Berlusconi e Dell’Utri risalissero agli anni 80’. Il lavoro di Genchi, così come quella parte dell’indagine, vennero però fermati su pressione del Governo di allora. «L’onorevole Emerenzio Barbieri dell’UDC (poi passato col Popolo delle Libertà) presentò un’interpellanza parlamentare contro le analisi dei tabulati che stavo svolgendo. I giudici furono intimiditi e quell’indagine abortì». David Mills è stato comunque condannato a quattro anni e mezzo di carcere per corruzione in atti giudiziari. «Grazie anche alle leggi approvate da questo governo però per la giustizia italiana esiste un corrotto ma non un corruttore», conclude Genchi. Ad assistere all’incontro c’erano circa duecento cinquanta italiani che vivono a Londra. Una parte della comunità italiana, formata da studenti e ricercatori, ha organizzato per il prossimo 5 dicembre il “No Berlusconi Day”, in concomitanza con la manifestazione nazionale a Roma. L’appuntamento per chi vive nella capitale inglese è alle 13 di fronte al consolato italiano, al 38 di Eaton Place.
Daniele Fisichella (fonte: Antimafiaduemila.com, 16 novembre 2009)

Be First to Comment