Esistono nel nostro mondo luoghi dove ogni essere umano dovrebbe recarsi per comprendere e apprendere il significato reale del concetto democratico. Le Nazioni Unite hanno battezzato il 2011 Anno internazionale delle Foreste. 150 anni fa nasceva lo scrittore, poeta indiano Tagore. Tagore parlava della foresta come unica insegnante di vera democrazia, di bellezza, di gioia e di verita’. I suoi scritti indicano la foresta come elemento in grado di mostrarci la via d’uscita dal conflitto tra avidita’ e compassione, conquista e compassione, violenza ed armonia.
Nel saggio Tapovan, Tagore scriveva: La civilta’ indiana si e’ distinta nell’aver individuato la sua fonte di rigenerazione, materiale e intellettuale nella foresta, non la citta’. Le migliori idee indiane sono nate nel momento in cui l’uomo era in comunione con gli alberi, i fiumi e i laghi, lontano dalla folla. La pace della foresta ha aiutato l’evoluzione intellettuale dell’uomo. La cultura del bosco ha alimentato la cultura della societa’ indiana. Il sapere che si e’ originato dalla foresta e’ stato influenzato da diversi processi di rinnovamento che in essa sono sempre in gioco. Foresta che varia da specie a specie, da stagione a stagione, nel modo di vederla, nel suono e nell’odore. Il principio unificante della vita nella diversita’, del pluralismo democratico, diventa cosi’ il principio della civilta’ indiana”.
La foresta e’ la compagna naturale della vera liberta’. Quella liberta’ che diviene sistema di vita, che si tramuta in azioni congrue al rispetto della liberta’ altrui. Un’idea che scorre come linfa nelle nostre decisioni quotidiane, quelle che influiscono direttamente o indirettamente sulla societa’ in cui viviamo.
La monotonia occidentale caratterizzata dall’uniformita’ e dal conformismo e’ il risultato dell’industrializzazione e del conseguente allontanamento dalla Natura come parte integrante dell’essere umano. Dove prima l’uomo e la Natura erano la medesima cosa oggi, ci ritroviamo avversari ma solo per nostra volonta’. La globalizzazione ci ha resi dipendenti al potere, all’avidita’ che sono i precursori sociali della paura e della violenza. Il potere ed il denaro hanno alimentato l’intolleranza verso la diversita’ e la liberta’. Ma se la foresta fosse in grado di parlare lei ci direbbe che il bene comune e’ inseparabile dalla democrazia. Il bene comune e’ la Carta Costituzionale della democrazia della Terra. Uno Stato che privilegia ed insegue i propri interessi si disgiunge dalla societa’ e dal bene pubblico condannando a morte la democrazia e la liberta’.
Il 10 dicembre 1997 Julia Butterfly Hill, a soli 23 anni, saliva su una sequoia millenaria della California per difenderla dalla Pacific Lumber, una delle tante multinazionali del legno che ogni giorno distruggono indisturbati le nostre foreste, un bene comune mal tutelato dagli Stati in gran parte mondo.
Per ben 738 giorni la Hill e’ rimasta sospesa a 60 metri di altezza facendo di una minuscola piattaforma la sua casa. Vento, pioggia e freddo non la distolsero dalla sua missione e le minacce della compagnia che la tormentavano giorno e notte contribuirono solamente a rinforzare la sua tenacia ed il suo coraggio. Il cuore di Butterfly e quello di “Luna” (fu questo il nome che diede alla sua sequoia) si fusero nell’esasperato tentativo di salvarsi reciprocamente.
Forse molti di voi si staranno chiedendo cosa c’entra tutto questo con la nostra lotta da Agende Rosse, con la nostra lotta per la verita’? Ma cos’e’ in fondo la verita’? Non e’ forse parte integrante dei nostri innati diritti? E dove possiamo trovare la vera verita’, quella in grado di mostrarci i motivi dei malesseri quotidiani che viviamo nonche’ la loro causa?
Provate a rimanere soli in una foresta oppure in un bosco. Camminate a piedi nudi sulla terra, sulle foglie e sui rami. Guardate in alto e ammirate i colori che armoniosamente si confondono con squarci di cielo soleggiato o in tempesta. Ascoltate le voci delle creature che vi dimorano cercando di udire anche la vostra voce. Annusate l’aria di rugiada del mattino, toccate il tepore di un raggio di sole che penetra la fitta vegetazione per accarezzare un fiore infreddolito. Scorgete la vostra espressione nello scorrere di un ruscello e osservatela. Chiudete gli occhi e diventate il tramonto che segna l’inizio di un nuovo giorno. Lasciatevi avvolgere dalla notte e mentre guardate le stelle ritroverete la via di casa.
Poi, trascorrete una giornata passeggiando nel centro di una delle nostre citta’. Cercate di respirare, di udire, di toccare, di vedere e ditemi se c’e’ verita’, ditemi se c’e’ giustizia, ditemi se siamo liberi? Ditemi se parlare del nostro mondo, quello che abbiamo creato noi, in termini di democrazia e’ realmente possibile?
La Foresta e’ nata e rimane democratica. Riconoscerla come nostra perenne insegnante vuol dire accogliere l’idea che siamo noi a determinare la sopravvivenza della pace, della giustizia e della liberta’.
Il nostro grido di Resistenza proviene dal cuore di una verita’ che fatica ad emergere perche’ sepolta sotto le macerie dei resti una becera umanita’. Il nostro grido e’ un eco che ci restituisce la Foresta.
Christina Pacella

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