
Dilettantistico, improvvisato, puerile. Ma anche malconcio, alla meglio, ridicolo. Non saprei come altro definire l’ultimo tentativo delegittimante nei confronti di Gioacchino Genchi, una fuga di notizie sapientemente orchestrata (da chi sta effettuando gli accertamenti?) secondo la quale Gioacchino Genchi nel corso della sua attività di consulente per le procure italiane avrebbe conservato sui suoi computer 13 milioni di intestatari di utenze telefoniche e dati su 1.160.000 persone ricavati delle anagrafi di Palermo, di Mazara del Vallo e di alcuni comuni calabresi.
Andiamo con ordine. Chi legge queste cifre si ferma appunto sui numeri, non sulle parole. Tredici milioni, un milione cento sessanta mila. Numeri enormi, che fanno paura, che terrorizzano il contadino e il pastore che temono di essere stati intercettati al telefono con l’amante. Genchi ha materiale su un sesto degli italiani? Basta leggere. I tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche. Sono dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi in cui sono contenuti gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta. Sorpresi? Bastava leggere. Gli intestatari delle utenze telefoniche siamo io, sei tu, siamo noi. Quanti di voi hanno un archivio segreto in casa, chiamato in codice “elenco telefonico”? E questa era la prima balla. Poi la malconcia fuga di notizie, che forse ai Ros non è stato comunicato, ma è un reato, parla di alcuni dati anagrafici recepiti da Genchi relativi a persone calabresi, palermitane e di Mazara del Vallo. Qui più che una spiegazione mi permetto di dare un suggerimento. Una fuga di notizia fatta bene non deve dare troppi dettagli. Sennò ottiene l’effetto opposto. Sennò vuol dire che Genchi non ha acquisito dati di tutta Italia. Ma solo di alcuni soggetti di Palermo, di Mazara del Vallo e residenti nella regione Calabria. Tutti luoghi in cui Genchi è stato scelto come consulente dalla procure: Palermo per le stragi, Calabria per le indagini di Luigi De Magistris e Mazara per le indagini sulla sparizione della piccola Denise Pipitone. Quindi questa fuga di notizie che doveva terrorizzare gli italiani in realtà ha certificato cosa abbiano realmente in mano i Ros dei Carabinieri: il nulla.
Benny Calasanzio (http://www.bennycalasanzio.blogspot.com/)
IN ARCHIVIO GENCHI 13 MILIONI UTENZE
di Vincenzo Sinapi
ROMA (ANSA) 25 mar 2009 ore 19:19 – Tredici milioni di intestatari di utenze (le cosiddette ‘anagrafiche’); 351 milioni di ‘righe’ di traffico telefonico, corrispondenti ad altrettante chiamate, e dati relativi a un milione e 160 mila persone ricavati dalle anagrafi di Palermo e altri comuni: sono i tre grandi ‘contenitori’, secondo quanto accertato dai carabinieri del Ros, che costituiscono il cosiddetto archivio Genchi, la banca dati del consulente dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris.
A questi risultati, secondo quanto si e’ appreso, i carabinieri sono giunti dopo l’analisi del materiale sequestrato il 13 marzo negli uffici palermitani di Gioacchino Genchi nell’ambito di perquisizioni disposte dalla procura di Roma, dove il consulente e’ indagato in due distinti procedimenti: uno per abuso d’ufficio, in relazione a presunte violazioni della disciplina che prevede ”la preventiva richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza per l’acquisizione di tabulati di comunicazioni di membri del Parlamento”; la seconda inchiesta per accesso abusivo ad un sistema informatico: secondo l’ipotesi accusatoria, quello dell’anagrafe tributaria.
Le indagini dei carabinieri del Ros si sono concentrate in un primo momento sull’attivita’ di Genchi nell’ambito delle inchieste Poseidone e Why Not condotte dalla procura di Catanzaro. In quel caso il consulente avrebbe acquisito le ‘anagrafiche’ di circa 392mila soggetti, sia persone fisiche che giuridiche: un numero che ora lievita addirittura a 13 milioni. Questo perche’, si apprende in ambienti investigativi, il materiale sequestrato a Palermo non riguarda piu’ soltanto le due indagini di Catanzaro, ma tutti i numerosi procedimenti penali di cui Genchi si e’ occupato come consulente. Analogamente, rispetto ai 1.402 tabulati di traffico telefonico richiesti da Genchi nell’ambito di Why Not e Poseidone, ora si parla della cifra record di 351 milioni di righe di traffico recuperate nell’archivio, dove ogni riga corrisponde ad una telefonata, con un chiamante, un chiamato, data, ora, durata e ubicazione della cella telefonica.
Ci sono poi le anagrafi di Palermo, Mazara del Vallo e di alcuni comuni calabresi ancora in corso di identificazione che sarebbero state letteralmente ‘copiate’, forse per consentire al consulente di effettuare dei collegamenti con gli intestatari delle utenze telefoniche. I carabinieri ritengono che questi siano sostanzialmente i ‘numeri’ definitivi dell’archivio Genchi, ma il lavoro naturalmente prosegue sia per accertare se siano state commesse irregolarita’ nell’acquisizione dei dati e nella formazione dell’archivio, sia per individuare tutti gli intestatari delle utenze.
Tra questi, come e’ gia’ emerso dalla relazione del Copasir sui rischi per i Servizi segreti derivanti dall’acquisizione e mancata distruzione dei dati, figurano magistrati, parlamentari, esponenti di Governo e diversi 007. Secondo il senatore del Pdl Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, ”sarebbe fondamentale capire chi a livello istituzionale ha protetto Genchi in questi 10 anni. Oggi il cosiddetto superconsulente e’ sospeso dalla polizia, ma quello che vorremmo veramente sapere e’ se sono cessati automaticamente anche tutti gli incarichi che la magistratura gli ha affidato”.

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