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La Procura di Caltanissetta: “Stanno diffondendo notizie false sulle indagini”

Mentre il livello delle indagini si alza entrando nel “cuore nero” dello Stato, con i riflettori puntati sui servizi segreti che avrebbero avuto un ruolo nelle stragi siciliane, ci sono suggeritori occulti che vogliono orientare l’informazione diffondendo notizie false? È la clamorosa preoccupazione espressa dalla procura di Caltanissetta, titolare delle inchieste sulle bombe del ’92, con una dichiarazione del capo dell’ufficio Sergio Lari che ieri ha denunciato l’esistenza di una manovra di disinformazione e ha chiesto “una pena esemplare” per chi diffonde notizie vere solo in parte sulle indagini, anche utilizzando “importanti testate” giornalistiche.

I timori di Lari, a capo di un ufficio che negli ultimi due anni ha riaperto le indagini sull’attentato all’Addaura, sulle stragi di Capaci e su quella di via D’Amelio, sono stati raccolti e rilanciati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano che, scambiando l’allarme del magistrato per una critica ai giornalisti, ha colto la palla al balzo per scagliare l’ennesimo attacco alla libertà di stampa: “Ci sono in giro, ha detto, troppi rivelatori di segreti d’ufficio, ladri, mercanti e ricettatori di verbali. Sono troppi e senza che vi sia alcun colpevole, poiché nonostante le sofisticatissime tecniche d’indagine a disposizione delle procure, non si è mai riusciti ad identificarne alcuno”…


La paura di un’ennesima campagna di disinformazione si è manifestata dopo le indiscrezioni pubblicate nei giorni scorsi da quotidiani e settimanali sulle stragi del ‘92 e sul ruolo dei servizi segreti. Si tratta di “informazioni in parte infondate e solo in parte vere, sottolinea Lari, dannose per le nostre indagini. Se si identificassero gli autori di queste fughe di notizie, credo che la reazione dello Stato dovrebbe essere esemplare”. E l’aggiunto Nico Gozzo rilancia: “In questi giorni abbiamo assistito sgomenti alla pubblicazione di notizie false che possono gravemente danneggiare le nostre indagini”.

Gozzo apre uno scenario inquietante alludendo alla presenza di fonti non titolate che diffondono notizie velenose: “Un maggiore senso di responsabilità, dice l’aggiunto, e il controllo delle proprie fonti (con il doveroso interpello di chi le indagini sta svolgendo, per verificare l’esistenza di eventuali dichiarazioni a rettifica) avrebbero evitato un danno all’immagine di istituzioni del nostro Stato, e la pubblicazione di notizie che, in una fase fluida come quella delle indagini preliminari, possono condurre alla vanificazione di prove in corso di raccolta”. La conclusione di Gozzo sulla pubblicazione di quelle che definisce notizie false e’ amara: “Se si voleva rendere un servizio alla democrazia, dice, lo si è invece reso a chi ha infedelmente servito lo Stato’’.

Il pericolo di un’intossicazione dell’informazione, fanno notare al palazzo di giustizia di Caltanissetta, e la diffusione incontrollata di indiscrezioni  non verificate possono sabotare la segretezza delle indagini. “La confusione informativa, che mescola verità a false notizie, è la preoccupazione diffusa negli ambienti giudiziari, potrebbe spingere infatti organismi dello Stato a intromettersi nel lavoro dei magistrati chiedendo la visione degli atti coperti dal segreto, con l’ obiettivo di fare chiarezza”…
Ma un allargamento del segreto investigativo, sostiene chi indaga, comprometterebbe inevitabilmente lo sviluppo delle inchieste. Soprattutto in questa fase di approfondimento del ruolo di esponenti delle agenzie di intelligence nella strategia stragista. Per questo Lari lancia “un appello al senso di responsabilità dei giornalisti”, in questa fase delicata delle indagini, sollecitandoli ad un più severo controllo sull’affidabilita’ delle fonti.

Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (il Fatto Quotidiano, 23 maggio 2010)


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