Press "Enter" to skip to content

La memoria e il colibrì

di Christina Pacella
La velocità del battito delle ali di un colibrì lascia incantati, direi ipnotizzati.  Questo è un dato evidente. Ma cosa è altrettanto importante? Non è forse conoscere il motivo per cui questo minuscolo uccellino batte tanto velocemente le sue ali? Non è forse importante sapere e ricordare il motivo per riuscire ad agire laddove, in futuro, ci toccasse proteggerlo? E siccome, nostro malgrado, non è una ipotesi tanto inverosimile, scrivo la risposta: il colibrì batte le ali fino a 80 volte al secondo per riuscire a rimanere sospeso in aria. Questo movimento rapidissimo gli permette di compiere un volo stazionario, simile a quello di un elicottero, fondamentale per nutrirsi del nettare dei fiori. Grazie a questa capacità, può muoversi con grande precisione anche all’indietro o lateralmente, raggiungendo facilmente le corolle più strette. Il battito veloce delle ali è quindi una straordinaria strategia evolutiva che unisce agilità, precisione e sopravvivenza. Ecco, che l’esperienza visiva, unendosi alla conoscenza, diventa quel tipo di memoria in grado di cambiare un destino troppo spesso forgiato dalla superficialità.

Pensando alla memoria (parola spremuta fino a svuotarla della considerazione che dovrebbe avere) capita spesso di tralasciare ciò che è importante a favore di ciò che è evidente, proprio come nel caso del colibrì. Capire la memoria è fondamentale per scongiurare la possibilità che il trascorrere del tempo possa diluire il significato di momenti storici, rilevanti per il nostro presente, riducendoli a meri cliché. Frasi che finiamo per recitare senza avvertire la necessità di agire.

Nel caso della lotta alla mafia, lo slogan “Fuori la mafia dallo Stato” nacque come un coro spontaneo carico di rabbia e ribellione. Un grido irrompente che entrò nelle case di tutti gli italiani negli anni successivi alle stragi mafiose degli anni ’90, in particolare dopo le uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992. Questo slogan è diventato simbolo delle proteste civili e delle mobilitazioni contro la collusione tra lo Stato e la mafia. Denuncia il fatto che, oltre alla criminalità organizzata, il vero pericolo è la presenza di complicità o infiltrazioni mafiose dentro le istituzioni pubbliche. È stato usato da movimenti antimafia, associazioni studentesche, attivisti e giornalisti per chiedere trasparenza, legalità e giustizia. È il frutto di sentimenti ed emozioni conseguenti ad eventi tragici entrati a far parte della memoria collettiva, sentimenti ed emozioni che dovrebbero, ancora oggi, ispirare una azione pacifica ma determinata contro qualsiasi forma di connivenza e collusione tra lo Stato e la mafia.

Ma come trasmettere alle nuove generazioni i sentimenti e le emozioni che hanno scritto un’epoca di lotta alla mafia? Come possiamo rendere la memoria evidente, narrata da un testo scolastico, significativa abbastanza affinché si trasformi in un modo di essere, in carattere?

In psicologia viene definita come “memoria episodica”. La lettura di un testo di storia, come lo sbattere delle ali del colibrì, appartiene a questo tipo di memoria. Decine di anni di ricerche psicologiche convergono sul fatto che la “memoria episodica” non è particolarmente affidabile. Quando il nostro cervello inesorabilmente si abbandona all’apatia e all’inerzia, la memoria affievolisce come il suono di una sirena che sfuma a poco a poco in lontananza.

Ma se il racconto di un testo scolastico diventa la prova di quelle esperienze che, nel corso della vita hanno impresso valori e ideali sul nostro carattere, è allora che la memoria resta viva. Come un’opera d’arte eterna, sarà in grado di sfiorare il cuore e il pensiero. Una memoria scritta sul proprio carattere sarà capace di interagire con la vita e di agire per spezzare il cerchio disfunzionale spesso assunto da epoche storiche nefaste come quella che stiamo vivendo.

Studiare la vita di uomini come Falcone e Borsellino sui libri di testo non basterà mai per lasciare nella memoria l’imprinting necessario perché s’impari ad agire, nella vita, secondo i principi ed i valori della Costituzione. Ma, portare una scolaresca a visitare, per esempio, la casa dove nacque Paolo Borsellino, far giocare i bambini e le bambine lungo le stesse vie dove giocavano Paolo e Giovanni, ascoltare i racconti di chi li ha conosciuti, avvolgendo e immergendo i loro cuori puri in quel tipo di memoria che non ha nome perché non cosciente, non evidente, bensì emozionale, significherebbe imprimere nella loro natura il coraggio necessario per operare attraverso una memoria attiva, che fa risuonare nell’ animo l’amore  ricevuto in eredità e, che gli permetterà, negli anni a venire, di  “amare ciò che non piace per poterlo cambiare.

Perché la memoria non è una reminiscenza nostalgica di un passato che non esiste più. Molti, per comodo, per proprio tornaconto, rilegano il senso del ricordo a questo.  Ma lo è soltanto nella misura in cui si fallisce nel renderlo vivo in noi.

Comments are closed.