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La lettera a Paolo di Leonardo Guarnotta

Caro Paolo,
sono trascorsi 19 anni da quel 19 luglio 1992 quando la barbarie mafiosa ha colpito te e i tuoi angeli custodi Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Fabio Li Muli e Claudio Traina. Compiendo, dopo 57 giorni dalla strage di Capaci un altro attacco diretto al cuore dello Stato, in attuazione di una strategia stragista che alla fine non ha pagato, ne sono sicuro, anche con l’aiuto vostro non pagherà. In questo giorno si affollano nella mia mente i ricordi degli anni trascorsi nel nostro bunkerino del tribunale ed alcuni simpatici episodi nei quali tra l’altro hai dato dimostrazione della tua filosofia di vita vissuta alla stregua della tua profonda sicilianità. Ricordi Paolo cosa mi dicesti quando al bar del tribunale consumavamo all’inizio di ogni estate il nostro primo caffè freddo? Con il tuo comunicativo e accattivante sorrisetto sotto i baffi pronunciavi la frase: “Leonardo, abbiamo vissuto un altro anno…”. Pronunciasti quella frase anche all’inizio dell’estate del 1992 ma il sorriso con il quale l’accompagnasti non era affatto ammiccante come negli anni precedenti e non solo per il ricordo ancora bruciante e doloroso del collega e amico Giovanni che solo qualche giorno prima la barbarie mafiosa ci aveva portato via. Mi parve chiaro infatti e poi me lo confermasti che il nuovo incarico di procuratore aggiunto a Palermo ti impegnava e preoccupava oltre misura, poi abbiamo anche capito perché, ma prima che tutto ciò succedesse c’era stato il tempo per simpatici siparietti tra te e me.
Ricordi quando sei venuto a trovarmi in ufficio in compagnia di tuo figlio Manfredi il quale si fermò a guardare le coppe e i trofei da me vinti in occasioni sportive calcistiche con colleghi ed avvocati da me custoditi in una bacheca? Ricordi cosa mi dicesti qualche giorno dopo entrando nel mio ufficio dopo aver quasi divelto la porta fiondandoti verso di me e arrabbiatissimo? In realtà fingevi, mi rivolgesti la frase “l’altra volta sarei tornato indietro e ti avrei ammazzato. E sai perché? Quando siamo usciti dal tuo ufficio Manfredi mi ha detto ‘papà hai visto quante coppe ha vinto il tuo collega Guarnotta? Lui si che è un giudice!’”. Tanti altri ricordi si affollano nella mia mente ma non voglio che questa mia lettera ti sappia molto di uno stucchevole amarcord. Caro Paolo, anche se da buon credente sono consapevole che i nostri cari dall’alto vegliano su di noi e sono al corrente delle nostre vicende terrene desidero lo stesso informarti che grazie anche alle recenti dichiarazioni riscontrate di attendibili collaboratori i colleghi della Dda di Caltanissetta guidati da Sergio Lari sono arrivati ad una prima verità cioè l’individuazione degli autori materiali della strage, diversi da quelli condannati con sentenze passate in giudicato. Ma occorre fare un passo in avanti perché ora vogliamo conoscere l’altra verità quella che deve isolare le l’identità dei mandanti, dei responsabili del perverso disegno destabilizzante che ha portato alla tua eliminazione e che si sapeva che ti saresti opposto con tutte le tue forze e con tutti i tuoi mezzi a disposizione contro il perfezionamento del perverso patto Stato-mafia-istituzioni-Cosa Nostra. Carissimo Paolo, stai sicuro che i nostri colleghi, nonostante tutti i distinguo, i ‘non ricordo’, ‘io non ero a conoscenza’, ‘io non sono stato messo al corrente’, nei quali si imbattono nella ricerca della verità, sono fermamente determinati a scoprire la verità, quella vera, su quello che è stato tramato in quei bruttissimi e fatidici mesi di giugno e luglio 1992. E nulla sarà rimasto di intentato perché a te che hai sacrificato il bene supremo della vita nel raggiungimento del tuo dovere di magistrato questo noi tutti lo dobbiamo. Un forte abbraccio dal tuo amico e collega Leonardo.

P.S. Dopo avertene dato lettura, consegnerò questa mia a tuo fratello Salvatore, al quale rivolgo il mio sentito ringraziamento per avermi voluto presente e partecipe in questo giorno del tuo ricordo.

 

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