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La bontà ed il sorriso di Natale Mondo: non un collega, ma un amico

di Pippo Giordano

 

Quando vidi per la prima volta Natale Mondo, capii che era un ragazzo eccezionale. Il suo sguardo, mite e dolce, fece nascere in noi una grande amicizia. Natale prestava servizio a Trapani ed ogni tanto veniva nella nostra Sezione investigativa a salutare il suo ex capo Ninni Cassarà, già in servizio alla Questura di Trapani. Devo dire che qualcuno mugugnava nel vedere Natale che sovente veniva a rendere omaggio al suo vecchio dirigente. Comunque l’empatia che Natale sprigionava, contagiò subito tutti. E venne il giorno in cui Natale fu trasferito nella nostra Sezione e anche quei colleghi recalcitranti scoprirono l’animo buono e gentile di Natale. Si inserì subito nell’ambiente, mostrando doti non comuni del suo carattere: bontà e sorriso, onesto e sincero, erano le sue armi. Natale, non un collega, ma un amico, come del resto tutti noi, tranne scoprire dopo un decennio che avevamo una “serpe” in seno e non lo sapevamo. Infatti, nel corso nell’interrogatorio di Francesco Marino Mannoia, condotto dal giudice Giovanni Falcone, e assistito dallo scrivente, apprendemmo che all’interno della Squadra Mobile di Palermo c’era un “traditore” colluso con Cosa nostra. Il Mannoia riferì di conoscere solo il soprannome e nell’occorso proprio Falcone mi chiese: “Lei u canusci?”. Risposi “Si dottore” e fornii nome e cognome. Era il 15 novembre 1989. Tra me e Natale nacque un rapporto di grande stima e illimitata fiducia, al punto tal che mi presentò un suo confidente con il quale girammo in lungo e largo Palermo alla ricerca del latitante chiamato “U tistuni”. L’ultima volta che vidi Natale in servizio, fu nel mese di maggio 1985. Io non lavoravo più servizio a Palermo – ero stato allontanato per motivi di sicurezza – e in accordo con Beppe Montana e Ninni Cassarà, mi ero recato in missione nel capoluogo siciliano per compiere insieme a Beppe Montana una particolare attività investigativa. E, qualche giorno prima di lasciare Palermo, sia io che Natale accompagnammo Cassarà a casa sua, in via Croce Rossa. Nell’agguato mortale di Cassarà e Antiochia, Natale rimase illeso e lo accusarono di essere la “talpa” che aveva tradito il suo migliore amico, Ninni. Poi fu tratto in arresto, proprio a causa dei rapporti confidenziali, che aveva intrattenuto con quel confidente che mi aveva presentato. Chiesi al mio ex ufficio di Palermo di contattare il pm Signorino, incaricato delle indagini, per essere interrogato sui rapporti di Natale e il confidente: non fui convocato. La prima volta che mi recai a Palermo, l’andai a trovare mentre era agli arresti domiciliari e gli rinnovai stima e fiducia. Quel giorno pianse molto Natale, non accettava l’idea di essere stato accusato quale “traditore” di Ninni. “Pippo tu mi credi, vero?”. “Si Natale, altrimenti non sarei qui oggi”. Natale venne scagionato da tutte le false accuse e fu reintegrato in Polizia. La giustizia aveva trionfato, la verità rasserenò in parte il suo cuore ma non lenì le ferite prodotte. E ancora oggi chiedo: a chi faceva comodo un Natale Mondo traditore? Io credo di saperlo, ma mi porterò nella tomba questo segreto, come altri che mi straziano la mente e ne parlerò coi miei amici quando li raggiungerò nell’aldilà. Tanti silenzi avevano ucciso Natale dentro, ma ahimè poi giunse la morte per mano violenta di Cosa nostra. La mafia uccise Natale innanzi al negozio della moglie: uccisero un uomo morto e mai nessuno pagò per le infamanti accuse. Natale, Ninni, Roberto, Lillo, Beppe e Filadelfio, non vii dimenticherò mai. Non posso dimenticarvi: l’amicizia oltre la divisa.

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