Gioacchino Genchi, uno di quei siciliani veraci, orgoglioso di essere nato a Castelbuono (provincia di Palermo), laureato in giurisprudenza ma con una grande passione, l’informatica con la quale è un genio.
Dopo gli studi decide di far parte dello Stato, quello buono però e si arruola in Polizia; capiscono subito che non è un poliziotto qualunque, ha stoffa, intuito ed è in gamba; la carriera prosegue fino al giorno in cui diventa Vicequestore in quella Palermo dilaniata dalle stragi, dove Totò Riina cerca di far capire chi è il più forte.
Ed è proprio Genchi che si trova due ore dopo l’attentato quel 19 luglio 1992 in via D’Amelio e intuisce (prima di molti altri) che molto probabilmente il castello Utveggio, dove c’era una base coperta del SISDE, è il luogo dove qualcuno ha premuto il tasto del radiocomando per far esplodere l’autobomba piena di tritolo che uccise il giudice Borsellino e gli uomini della sua scorta.
La sua imparagonabile bravura nell’incrocio di dati di tabulati telefonici e traffico informatico ha fatto in modo che, in aspettativa sindacale, fornisse consulenze tecniche a Procure e Tribunali per processi di mafia (e non), un incarico davvero delicato ma che grazie alla sua professionalità ha svolto con brillanti risultati.
Lavorò molto anche con Giovanni Falcone e rivestì un ruolo chiave durante le indagini per la strage di Capaci, specialmente per quanto riguarda il controllo dei pc dell’ufficio del magistrato e della sua agenda elettronica.
In tempi non sospetti è stato consulente anche per il tribunale di Catanzaro, al fianco dell’ex Sostituto Procuratore Luigi de Magistris ed è proprio in Calabria che sale alla ribalta con l’inchiesta “Why Not”: tra i vari tabulati analizzati (e non intercettazioni come molti credono) risulta un numero intestato al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria che poi si scopre essere in uso all’ex Ministro di Giustizia, Clemente Mastella.
Scoppia un putiferio, tutti contro Genchi, secondo il Premier è il più grande scandalo della storia della Repubblica perché avrebbe intercettato la metà della popolazione.
Un giorno particolare, 30 gennaio 2009: Genchi è chiamato dal Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) per rispondere alle infinite domande del Presidente Rutelli, deputati e senatori che ne fanno parte.
Alla fine a pagare saranno proprio de Magistris e il superpoliziotto siciliano tra sospensioni varie, processi, sequestri di fantomatici archivi e tante, troppe calunnie.
Ma ecco che qualcosa si muove: Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Salvatore Borsellino e tanti altri iniziano a difenderlo così come migliaia di italiani che si riuniranno in varie piazze e più passa il tempo e più grazie anche ai vari programmi TV dove Gioacchino è ospite si riesce a capire la verità, la sua innocenza, l’aver seguito il dovere di servizio e i fatti gli danno ragione.
22 marzo 2010: giorno del rientro in servizio e giorno in cui arriva la terza sospensione firmata questa volta dal capo della Polizia, Antonio Manganelli; Genchi rischia la destituzione dal servizio.
Il tempo passa fino ad arrivare a sabato 27 novembre, Casoli (Chieti), presentazione del libro “Il caso Genchi”, scritto da Edoardo Montolli, uno dei libri più belli mai letti, a mio personale parere; a quell’incontro è presente un dirigente della Questura di Chieti che notifica a Genchi una convocazione per il Consiglio Centrale di Disciplina per la destituzione dalla Polizia di Stato per avere “offeso il prestigio dell’on. Silvio Berlusconi al Congresso dell’IDV”.
Ora, vorrei dire soltanto due parole su Gioacchino; l’ho conosciuto a Roma il 26 settembre 2009 per una manifestazione delle agende rosse e da allora sono stato presente a molti dei suoi incontri e ho parlato spesso con lui.
Un uomo dai più alti valori morali, sempre disponibile e aperto al confronto, un grande uomo che stimerò a oltranza!
Potrete emanare sospensioni, destituzioni ma io, come tanti italiani, sono e sarò sempre dalla sua parte!
Il popolo italiano deve essere soltanto orgoglioso di una persona come Gioacchino Genchi!
Possono fermarlo in modo istituzionale e burocratico, ma le sue idee e le sue parole non le fermerà nessuno!
Noi resisteremo insieme a lui!
Lo dico e lo ripeterò sempre:”IO STO CON GIOACCHINO GENCHI!”
Non sarai mai solo!
Domani, dobbiamo essere in tanti davanti al Ministero dell’Interno, agenda rossa in alto per dimostrare la nostra vicinanza a Gioacchino!
Oreste Iacopino

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