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Ingroia/Csm. “Onore e dispetto”

La decisione del Csm di “bacchettare” il PM Antonio Ingroia, è lo specchio dei “Ponzio Pilato” del nuovo millennio. Un sorta di “cerchiobottismo” all’italiana, ove si preferisce ripristinare quel concetto vetusto del “assolto per insufficienza di prove” che stava a significare tutto ed il contrario di tutto. La metafora, “non ci sono donne quasi incinte”, calza a pennello al caso di specie. La donna è incinta o non lo è! E quindi il PM Ingroia o è colpevole o è innocente.
Anche in questa occasione i membri del Csm, hanno perso l’occasione di mostrare “le sportine” quadrate. Avrebbero dovuto o assolvere o condannare e non “bacchettare” inviando poi le risultanze della decisione addotta alla commissione che si occupa della valutazione per la carriera di Ingroia.
E come non ricordare la decisione del plenum del Csm di preferire Antonio Meli con 14 voti contro i 10 di Giovanni Falcone, a dirigere l’ufficio istruzione del tribunale di Palermo?
In quella circostanza, ovvero della decisione del Csm, Paolo Borsellino aveva intravisto la fine del pool antimafia: non si sbagliò affatto e il tempo galantuomo come lui, gli diede ragione.
E, proprio per manifestare la sua preoccupazione, Paolo Borsellino rilasciò due interviste, una a Saverio Lodato e l’altra ad Attilio Bolzoni, e per questi motivi fu inquisito dal Csm e persino interrogato, rischiando un provvedimento disciplinare.
Anche Ilda Boccassini, fu sottoposta a “processo”, per poi essere assolta, nel 1983, dalla sezione disciplinare del Csm.
Già, Giovanni Falcone, Paolo Borsellio, Ilda Boccassini ed ora Antonio Ingroia. Insomma, dobbiamo domandarci il perché di questo accanimento verso alcuni magistrati che si occupano e si sono occupati di cose di Cosa nostra? E la solerzia che mi preoccupa e penso che se Antonio Ingroia invece di parlare in un congresso dei comunisti italiani avesse dette le medesime parole in una ovattata e hollywoodiana convention del PDL , non sarebbe successo assolutamente nulla. Il che è tutto dire! Con tutto il rispetto possibile per il presidente Napolitano, ma non condivido la sua richiesta di “ misure e riservatezza” e a “non indulgere in atteggiamenti protagonistici” rivolte alle toghe. L’accetterei in toto se fosse rivolta alla “casta” e in generale chi occupa incarichi pubblici.
Presidente, avrei voluto leggere analogo invito, allorquando le calunnie, le contumelie, l’offesa all’onore e al decoro verso il Corpo giudiziario, ci venivano propinati un giorno si e l’altro pure dall’ex presidente Berlusconi. Le offese non erano esternazioni riconducibili al pensiero d’opinione, ma erano qualcosa di più. E mi meravigliavo del fatto che nessun procuratore della Repubblica, sentisse la necessità di dar corso all’azione penale prevista e punita dall’art. 342 del c.p.
Ma in Italia, si permette tutto, tranne che un magistrato vada in un congresso pubblico, alla luce del sole e affermi di essere “ partigiano della Costituzione”. Questa è la motivazione che ha visto il Csm processare Ingroia: parole giuste ma dette in un luogo sbagliato. Come ad affermare che essere “partigiano della Costituzione” è considerato un onore, ma allo stesso tempo il “dispetto” d’iniziare il procedimento disciplinare per motivi prettamente politici. L’aver deciso di inviare il “ carteggio” alla commistione di valutazione per la carriera di Ingroia, sta a dimostrare quanto è distante dal mondo reale questo Csm. C’era l’esigenza di farlo?
In ogni caso, ad Antonio Ingroia va tutta la mia piena e incondizionata stima.
Buon lavoro Pubblico Ministero Ingroia, continui il suo certosino lavoro: ne abbiamo bisogno per conoscere le verità sulle stragi del 92/93.

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