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Ingroia: “Ricostruire i valori di riferimento della Costituzione con un’azione dal basso”

cronaca_ingroia_antonio_s5d6MARGHERITA DI SAVOIA – Antonio Ingroia, uno dei maggiori protagonisti della lotta a Cosa Nostra, oggi procuratore aggiunto della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, è stato un fiume in piena ieri pomeriggio davanti all’uditorio della sala conferenze dell’Hotel Margherita. Durante l’iniziativa civica “Legalità e giustizia”, il magistrato siciliano ha presentato il suo ultimo libro, “Nel labirinto degli dei. Storie di mafia e antimafia”, mettendo a nudo pezzi di vita personale e professionale in un diretto confronto con il pubblico. (Guarda il VIDEO)
Nel corso dell’incontro, organizzato dall’associazione nazionale Etica e Politica, dal Corriere dell’Ofanto e dall’Unitalsi, con il patrocinio del Comune di Margherita di Savoia, è stato comunicato anche il “Progetto Legalità” dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, curato dal diacono Antonio Diella. Un insieme di attività che prevedono l’educazione di giovani, associazioni, scuole e nuovi formatori partendo dall’esperienza di Gesù Cristo, testimonianza di legalità e giustizia.Ingroia non si sottrae e parla a tuttotondo della grande dicotomia tra mafia e antimafia, fino a spingersi nelle pieghe più profonde della storia del nostro paese, non trascurando lunghe riflessioni sulla macchina della giustizia italiana e i suoi ingranaggi ancora inceppati. Ma su tutto, riafferma con forza il “sentimento” della legalità ereditato dai suoi maestri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

 

“Legalità e giustizia sono stati a lungo binari paralleli che non si sono incrociati, anzi talvolta allontanati. Nel libro ho voluto rendere esempi di magistrati, uomini dello Stato, cittadini, Falcone e Borsellino ma non solo, che hanno impegnato la loro vita per accorciare il divario tra legalità e giustizia – ha commentato Ingroia -. Storie di uomini e donne che non potevano ignorare la realtà in cui vivevano e hanno perciò perso la vita. Il loro sacrificio non è frutto del loro fallimento individuale, ma di una società che non è riuscita a trasformare i sogni in concretezza di rinnovamento, incapace di sostenere vittime del piombo e del tritolo mafioso, come anche della solitudine alle quali furono condannati dalla società perbene”.

 


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Non sono mancati riferimenti a Libero Grassi, imprenditore palermitano ucciso nel ’91 per aver denunciato il racket, e alle associazioni come “Addio pizzo”, sorte in anni difficili con lo scopo di infrangere il muro dell’omertà.

 

“L’emergenza di scrivere il libro è nata anche dalla consapevolezza che l’informazione e la narrazione della mafia e dell’antimafia, nelle cronache giornalistiche come nelle fiction televisive, sono racconti fuorvianti – ha proseguito il procuratore -. La mafia è ancora oggi un sistema di potere criminale, che trova e ha trovato la sua forza nella sua capacità di impunità, di penetrare fino in fondo nell’economia e nella società dove opera, dimostrando straordinaria abilità nel relazionarsi con la classe dirigente locale e nazionale. Questo ha favorito il diffondersi della mafia dalla terra d’origine, ha fatto sì che oggi sociologi e criminologi parlino di un processo di colonizzazione del Nord Italia da parte delle mafie, soprattutto della ‘ndrangheta calabrese”.

 

Munito di una lanterna ben alimentata, il senso dello Stato, Antonio Ingroia ha raccontato gli ambienti intricati degli “dei” in cui si è imbattuto, uomini che si sentono divinità onnipotenti, come i siciliani, secondo il principe Salina ne “Il gattopardo”, e come gli uomini ai vertici della nazione.

 

Non si è lasciato sfuggire un commento riguardo l’approvazione dell’emendamento che introduce la responsabilità civile anche per i magistrati. “Ci saranno state pure iniziative giudiziarie che potrebbero essere state sbagliate – ha affermato Ingroia -, ma nessuna singola e specifica indagine di nessun magistrato può giustificare una riforma complessiva dell’ordinamento giudiziario, che determina la restrizione dell’efficienza dell’azione dei magistrati. Se un magistrato sbaglia, ci sono già i rimedi dentro il sistema e anche provvedimenti disciplinari”.

 

E alla rapida sequenza di domande che l’assemblea ha voluto porre al pupillo di Borsellino, il magistrato siciliano risponde con le esperienze di processi, inchieste, vittorie e delusioni giudiziarie sulle spalle, che “è necessario ricostruire i valori di riferimento della Costituzione con un’azione dal basso e in maniera paziente, senza disilluderci dal passato, ma creando un’osmosi tra la nostra esperienza e  le speranze delle giovani generazioni”.

 

 

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