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In piazza il 1 luglio contro il Bavaglio che favorisce la mafia

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.”  Paolo Borsellino

Siamo ormai convinti da molto tempo che il bersaglio principale della legge-bavaglio attualmente in discussione al Parlamento sia l’attività indipendente della magistratura. L’opinione pubblica e la parte di stampa liberale non allineata alle intenzioni del premier Silvio Berlusconi e di chi sostiene questo disegno di legge vengono martellate continuamente attraverso il concetto populista del SIAMO TUTTI INTERCETTATI invocando il rispetto della privacy dei cittadini già tutelata dal decreto legislativo n°196 del 30 giugno 2003. Le legittime critiche alla legge-bavaglio in materia di intercettazioni vengono respinte con l’affermazione “c’è una parte della magistratura che sta tentando di rovesciare con un golpe giudiziario un premier eletto dal popolo”. Quando abbiamo sentito questa frase nel 2006 nel film Il Caimano di Nanni Moretti, inorriditi da quello che si stava profilando, non potevamo pensare si arrivasse a tanto.


Ma come si è potuto arrivare a tutto questo? Un fatto è certo: la legge-bavaglio avrebbe un impatto devastante sulle indagini delle forze dell’ordine nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Grazie allo strumento delle intercettazioni è stata possibile la cattura del capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano e non ultimo del boss mafioso Salvatore Raccuglia. Proprio quest’ultimo stava preparando un attentato al Procuratore Aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, per molti l’allievo di Paolo Borsellino, per altri un magistrato scomodo. In questo momento le Procure di Palermo, Caltanissetta, Firenze e Milano stanno conducendo delicate inchieste sulle stragi del biennio ’92-93. A proposito di tali indagini il premier Silvio Berlusconi l’otto settembre 2009 ha affermato: “So che ci sono fermenti in Procura a Palermo e a Milano. Si ricominciano a guardare fatti del ’92 e del ’93. Follia pura. Mi fa male che queste persone, con i soldi di tutti, facciano cose cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del paese”. Questa frase ci pare una dichiarazione preventiva di chi già sa dove stanno per arrivare le inchieste. Noi sappiamo già quali sono gli attori di questa brutta realtà. Per questo non vogliamo tacere, anche a discapito di quelle persone che dicono che le stragi del ‘92-93 sono “roba vecchia di vent’anni fa”.
Noi ci indignamo, non piangiamo più da tempo, da quando abbiamo seppellito i nostri eroi. Reagiamo perché loro non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata. Noi non vogliamo che venga attuato un silenzioso golpe mafioso-politico sul sangue di tanti Servitori dello Stato ed innocenti cittadini che sono stai uccisi. Il nostro compito è informare. Pertanto vi invitiamo tutti ad alzare le nostre agende rosse il 1° luglio 2010 a Roma, dalle ore 17, in piazza Navona. Le alzeremo assieme alla nostra Costituzione, le alzeremo per difendere i vivi che combattono con noi, i nostri giornalisti, i nostri magistrati, le alzeremo perché vogliamo respirare quel fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale.

Giuliano Girlando

LINK: aderisci alla manifestazione del 1 luglio 2010 sul sito Articolo21.org

 


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