Dopo l’incontro con Salvatore nell’aula dell’Oratorio di Concorezzo, i nostri professori hanno deciso che sarebbe stato appropriato concludere il nostro percorso didattico visitando i luoghi della memoria in modo da sentirci più vicini alla realtà in cui hanno lavorato Borsellino e Falcone e guardando l’ulivo in via D’Amelio ricordare la vita e l’operato di Paolo.
Ed ora eccoci qui, Salvatore, a camminare sulla strada che tante volte aveva percorso Paolo per recarsi a casa della madre mentre ripensiamo agli ultimi attimi della sua vita. Ci diciamo: “Deve essere morto proprio in questo punto” o “Chissà se la bomba è scoppiata qui dove ho il piede io o dove sta camminando il prof”, e scopriamo di sentirci ad ogni passo più consapevoli del sacrificio di Paolo e più partecipi della rabbia di tutte quelle persone che hanno voluto lasciare un segno del loro passaggio sull’ulivo.
Ci mettiamo in cerchio intorno all’ulivo, lo fissiamo per qualche momento, incuriositi dagli oggetti, dalle scritte, dalle incisioni che le persone passate come noi nella via hanno voluto lasciare come segno di complicità, di partecipazione, di condivisione dell’idea di giustizia di Paolo, o forse solo perché, avendo provato le nostre stesse emozioni, non hanno potuto mancare di scrivere il loro nome sul tronco dell’albero. Drappi rossi, fiocchi di ogni colore si intrecciano con bandiere, braccialetti, catenine, tra le foglie strette e allungate della chioma e il gioco di colori quasi maschera l’albero a tal punto da non mostrarci più i suoi rami. L’intero ulivo è stato ricoperto di oggetti, firme, frasi, incisioni. Un albero tanto vivace non può che essere la dimostrazione che molte persone credono in Paolo e nella sua ricerca della giustizia, che lui ancora vive e che ancora la gente lo ricorda e continua ad ammirare la sua lotta contro la mafia.
Alziamo lo sguardo e vediamo il castello Utveggio: se ne sta lì su un cucuzzolo, con la sua risata maligna, a vedere un gruppo di ragazzi che vanno a ricordare, per non dimenticare, degli eroi, che sono e saranno sempre un esempio. Capiamo il valore della memoria e il pericolo della sua cancellazione. Cancellare, far sparire, mascherare, è tipico della logica mafiosa. Qualcuno scatta le ultime foto, poi un minuto di silenzio di tutti noi alunni che ci diamo la mano per onorare gli uomini morti nella strage di via D’Amelio. Solamente toccando l’ulivo e chiudendo gli occhi, isolandoci dal mondo, possiamo sentire sensazioni forti dentro di noi. Come Omero per il Foscolo, che abbracciava le tombe dei caduti per trarre ispirazione. Noi invece cerchiamo la forza e il coraggio di Paolo. Guardiamo l’albero, ci stupiamo di sentirci così vicini a Paolo, ripercorriamo con la mente la sua vita, ci sentiamo riempire della sua energia e decidiamo di lasciare anche noi una nostra firma o qualche brano di tema sui rami dell’ulivo. Firmando sull’albero, appendendo i nostri temi, ci sentiamo importanti. Con un solo semplice gesto, in qualche modo possiamo esprimere il nostro parere sulla mafia e far capire a chi leggerà le nostre parole da che parte stiamo. Di questo siamo pienamente convinti e fieri. Sono firme piccole, quasi invisibili, accanto a tutte le altre, ma sono il simbolo della nostra partecipazione alla voglia di giustizia. Ci rendono orgogliosi e fieri e racchiudono tutte le emozioni di quei pochi minuti passati nella via e, sebbene siano solo dei nomi, dicono: “Paolo, siamo qui perché crediamo in quello in cui credevi tu”.
I ragazzi della Scuola Media di Concorezzo (Mi)
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