Ieri, davanti al Giudice di Pace di Reggio Calabria, è ripreso il processo a carico del Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata, imputato di diffamazione pluriaggravata in danno della memoria del prof. Adolfo Parmaliana, commessa con la redazione e la divulgazione di un infame dossier anonimo.
Con la chiusura dell’istruttoria dibattimentale, è stato fissato il calendario per le udienze dedicate alle conclusioni delle parti e alla sentenza, che dovrebbe arrivare il 29 novembre prossimo. E così, a meno di tre anni dalla data in cui sporsi querela per conto della moglie di Adolfo contro i responsabili, allora ignoti, di quell’olezzoso documento, si avrà la sentenza di primo grado. Bisogna riconoscere che, con l’operato attento del Procuratore Pignatone e del sostituto Perrone Capano, che il 6 febbraio scorso trascinarono Cassata in giudizio, la macchina della giustizia per una volta ha funzionato. Del resto, lo stesso era accaduto con il processo a carico dell’altro magistrato barcellonese d’adozione, Olindo Canali, a marzo scorso condannato a due anni per la falsa testimonianza che aveva commesso ad aprile 2009 nel processo alla mafia barcellonese.
Nel fascicolo del processo a carico di Cassata (che incredibilmente è rimasto contumace: ha tanta poca fiducia nella giustizia il Procuratore generale di Messina?), per iniziativa dei suoi difensori, è addirittura entrato il librone patinato pubblicato nel 2004 per omaggiare il sessantesimo anniversario del famigerato circolo barcellonese Corda Fratres. Non mi ero sbagliato anni fa – mi sarà capitato di dirlo anche ad Adolfo – nel definire quella pubblicazione una memoria difensiva per Cassata. Ovvio, non potevo immaginare che i suoi avvocati mi avrebbero dato ragione.
E considerato che giusto ieri pomeriggio è stata divulgata dalle agenzie di stampa la notizia che un altro socio illustre di Corda Fratres e antico conoscente di Cassata, il capomafia barcellonese Rosario Pio Cattafi, avrebbe iniziato a collaborare con la giustizia a partire proprio dalla vicenda della trattativa Stato-mafia, chissà che il neo-pentito non abbia cose da raccontare pure su Cassata.
Certo, per il Procuratore generale di Messina è davvero un triste finale di partita.
Fabio Repici

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