Tutto esaurito ieri a Varese alla proiezione del film “La trattativa” di Sabina Guzzanti
Varese. Tutti occupati i 450 posti a sedere del Cinema Teatro Nuovo di Varese per la proiezione del film di Sabina Guzzanti “La trattativa”. Evento organizzato dal movimento “Agende rosse”, “Antimafia Duemila”, associazione “Libera”, associazione “Arci Varese” e “Film studio 90”, e ripreso dalla stampa locale “La prealpina” e “La provincia”. Un successo di pubblico che valutando la delicatezza e la gravità degli argomenti trattati ci fa sperare in una presa di coscienza popolare sempre più ampia con una particolare attiva presenza giovanile che ci rincuora riconsegnandoci un po’ di speranza. Ad aprire la serata sono proprio i giovani, dopo il saluto di Antonella Buonopane di Libera, con una toccante esibizione teatrale di alcune ragazze del movimento Agende Rosse di Varese. “Il ruolo di Antimafia Duemila è fondamentale in questo momento, soprattutto quando ci troviamo a trattare questi temi” afferma Giulio Rossini, responsabile di “Film studio 90” e “Arci Varese”, nel presentare il direttore responsabile Giorgio Bongiovanni. “Il film che vedrete questa sera vi porterà a riflettere su un importantissimo processo in corso a Palermo su quella trattativa avvenuta nel periodo delle stragi d’Italia tra uomini dello stato e uomini di Cosa Nostra – annuncia il direttore di Antimafia Duemila – processo che personaggi potenti vogliono in tutti i modi ostacolare per impedire che avanzi”. “Ciò di cui oggi sentirete parlare è qualcosa di molto serio” asserisce Bongiovanni dando il via alla 429° proiezione del film avvenuta negli ultimi quattro mesi in tutta Italia grazie alla sensibilità di tanta gente che a proprie spese ha organizzato e continua ad organizzare questi incontri. “Un film scomodo – continua il direttore dopo la proiezione – che mostra come parte del nostro stato sia occupato da delinquenti criminali. Alcuni magistrati esasperati ma lucidi hanno parlato di stato-mafia rappresentato da uomini che ancora occupano il nostro stato, e di stato-stato rappresentato dai nostri martiri e da quei pochi uomini che seguono quella stessa eredità morale”.
Bongiovanni trasmette il proprio sconcerto nel vedere ancora oggi la prosecuzione di quella stessa trattativa in maniera tanto sfacciata attraverso il patto del nazareno tra Renzi e Berlusconi, lasciando solo una piccola fascia della popolazione civile ad occuparsi del sostegno verso quei magistrati, come Nino di Matteo, condannati a morte da Cosa nostra di fronte ad una stampa sempre più asservita al potere. “Chiedete alla seconda carica dello stato Pietro Grasso cosa intendesse dire con la frase: ‘La mafia è stata il braccio violento dello stato’- esorta Bongiovanni.- Quando vedo film come questo mi vergogno di essere italiano e mi onoro di stare al fianco di uomini come il fratello di Paolo” conclude il direttore dando la parola a Salvatore Borsellino che visibilmente emozionato rivela di essersi concentrato in questa sua seconda visione del film sugli occhi di suo fratello i quali tradivano quella coscienza di una morte sempre più vicina. “Paolo aveva visto cosa c’era dentro quello stato che lui serviva, dentro il quale non si distingueva più dove iniziava e finiva lo stato e dove la mafia” scegliendo di andare verso la morte piuttosto che accettare quella realtà. Il fratello del giudice Borsellino parla al pubblico della figura dell’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, garante di quello stato-mafia che ha radici molto lontane. “Gli organi d’informazione non dicono niente – prosegue Salvatore – preferiscono parlarci continuamente con minuziosi dettagli dei processi riferiti ad altri tipi di delitti tenendosi ben lontani da quello che considero essere il peccato originale della nostra seconda Repubblica”.
Sabina Guzzanti regista del film, accolta in sala con un grande applauso, racconta le difficoltà incontrate durante la realizzazione de “La trattativa” e della scarsa diffusione nelle sale cinematografiche italiane. Un film quindi, non sostenuto certamente dalle istituzioni ma “proprio per questo – racconta la Guzzanti – abbiamo avuto il tempo di crescere e ragionare insieme a tutti voi dopo quattro mesi di proiezioni, indisturbati dal potere, ed iniziare così ad uscire da quel senso di rassegnazione”. “Abbiamo informazioni molto superficiali su questo argomento – evidenzia la regista – del quale spesso si conosce solo il titolo presentato nei giornali e nelle televisioni”. Il pm milanese, Annamaria Fiorillo, nota per essersi occupata del caso Ruby, fa sua la frase di Martin Luther King “Non basta dire la Verità, bisogna difenderla” per dire come tutti noi prima o poi ci troviamo ad un bivio della nostra vita di fronte al quale dobbiamo fare una scelta se difendere la verità che ci viene messa dinanzi e che quasi sempre è scomoda, oppure scegliere la strada dell’indifferenza. La Fiorillo racconta alcune vicende vissute all’interno della sua attività di giudice minorile trovandosi di fronte a giovani di quartieri milanesi appartenenti a bande rivali che terminano per distruggere la loro vita trovandosi inseriti in ambienti che non hanno niente di diverso da quelli in cui nascono e crescono i giovani mafiosi di Cosa nostra. Povertà, degrado, ignoranza costituiscono un terreno fertile per la proliferazione di queste tragiche realtà della nostra povera Italia. “Dobbiamo dare un senso alla nostra vita” dice la Fiorillo “aumentare quel desiderio di crescita dell’umanesimo” che possa farci cambiare il corso degli eventi. “Difficile che venga fuori la storia delle intercettazioni – dice Salvatore Borsellino rispondendo alle domande dal pubblico – visto che sono state distrutte, ma qualsiasi cosa possa essere stata detta si tratta di un “vulnus” gravissimo per un capo di stato che ha commesso il vilipendio della Costituzione”. La distruzione delle intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa stato mafia tra l’ex capo dello stato e l’ex ministro Mancino “è un macigno sulla strada della verità e della giustizia” accusa il fratello del giudice Paolo. “Perchè la gente anziché essere clamorosamente indignata invece è rassegnata?” domanda uno dei numerosi giovani presenti. “E’ veramente triste sentire ragazzi chiederti se c’è una speranza” dice Sabina ricordando quanti giovanissimi gli hanno rivolto questa domanda .“ Anche attraverso la rabbia e la sconfitta dell’egoismo possiamo ritrovare la speranza” sostiene Salvatore mentre Bongiovanni ricorda le sconcertanti parole di Giovanni Falcone che diceva: ‘Ci vorrebbe un omicidio eccellente ogni anno per mantenere alta l’attenzione della gente’ “ma dobbiamo proprio arrivare a questo?” domanda al pubblico il direttore di Antimafia Duemila. Il problema è complesso. “Perchè Napolitano ha impedito la nomina di Gratteri come ministro della giustizia? Perchè ha chiesto la distruzione delle famose intercettazioni che lo riguardavano? Perchè è stato impedito al giudice Lo Forte di essere nominato procuratore di Palermo?” tutti quesiti che Bongiovanni rivolge alla platea per indurre la gente a riflettere sulle mosse di coloro che detengono il potere.
“Al sud abbiamo la testa del serpente ma qui al nord vengono messi in atto i grandi affari delle organizzazioni criminali” afferma inoltre Bongiovanni parlando dei grandi investimenti imprenditoriali e dello spaccio di stupefacenti coordinato per l’intero mondo occidentale dalla ‘ndrangheta. Secondo quanto riferisce il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, dalle ultime indagini emerge come l’ndrangheta è in procinto di acquistare i nuovi mezzi di comunicazione. “Gli interessi sono spaventosamente grandi – prosegue ancora il direttore – la mafia possiede 1039 miliardi di euro, la mafia fattura in nero 150 miliardi di euro all’anno, la mafia con uno schiocco di dita può comprarsi l’intera borsa di Milano. Berlusconi, l’uomo più ricco d’Italia, di fronte al patrimonio delle mafie è un vero e proprio maggiordomo. La FIAT, l’ENI sono delle grandi aziende che messe insieme hanno un fatturato inferiore a quello delle mafie italiane, quindi vi chiedo” conclude Bongiovanni “è possibile che il vertice massimo della nostra nazione possa impegnarsi per evitare che questi interessi possano essere compromessi? Penso proprio di si”. Al grido “Resistenza” di Salvatore Borsellino l’intero pubblico in sala si solleva in una standing ovation commovente e un interminabile applauso. Un grido di rabbia, forza, coraggio e speranza che ci trafigge il cuore. Il grido che si leva forte dallo spirito impavido dei nostri martiri. “Noi viviamo in un sistema mafioso parassitario che toglie energie – conclude Sabina Guzzanti – dove il talento non può essere espresso. Noi siamo senza speranza perchè viviamo all’interno di un sistema mafioso. Se gli italiani dicessero basta, finirebbe questa cosa, che non è così complessa in verità e le cose potrebbero cambiare all’istante. Il fatto che sentiamo questa rassegnazione è una profondissima mancanza di energia. Dobbiamo recuperare l’energia, ed è solamente quando ti attivi che torna l’energia, il pensiero, la speranza. Questa vita è infelice e piena di frustrazioni, dobbiamo imparare a riprenderci la nostra vita”.
“Al sud abbiamo la testa del serpente ma qui al nord vengono messi in atto i grandi affari delle organizzazioni criminali” afferma inoltre Bongiovanni parlando dei grandi investimenti imprenditoriali e dello spaccio di stupefacenti coordinato per l’intero mondo occidentale dalla ‘ndrangheta. Secondo quanto riferisce il procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri, dalle ultime indagini emerge come l’ndrangheta è in procinto di acquistare i nuovi mezzi di comunicazione. “Gli interessi sono spaventosamente grandi – prosegue ancora il direttore – la mafia possiede 1039 miliardi di euro, la mafia fattura in nero 150 miliardi di euro all’anno, la mafia con uno schiocco di dita può comprarsi l’intera borsa di Milano. Berlusconi, l’uomo più ricco d’Italia, di fronte al patrimonio delle mafie è un vero e proprio maggiordomo. La FIAT, l’ENI sono delle grandi aziende che messe insieme hanno un fatturato inferiore a quello delle mafie italiane, quindi vi chiedo” conclude Bongiovanni “è possibile che il vertice massimo della nostra nazione possa impegnarsi per evitare che questi interessi possano essere compromessi? Penso proprio di si”. Al grido “Resistenza” di Salvatore Borsellino l’intero pubblico in sala si solleva in una standing ovation commovente e un interminabile applauso. Un grido di rabbia, forza, coraggio e speranza che ci trafigge il cuore. Il grido che si leva forte dallo spirito impavido dei nostri martiri. “Noi viviamo in un sistema mafioso parassitario che toglie energie – conclude Sabina Guzzanti – dove il talento non può essere espresso. Noi siamo senza speranza perchè viviamo all’interno di un sistema mafioso. Se gli italiani dicessero basta, finirebbe questa cosa, che non è così complessa in verità e le cose potrebbero cambiare all’istante. Il fatto che sentiamo questa rassegnazione è una profondissima mancanza di energia. Dobbiamo recuperare l’energia, ed è solamente quando ti attivi che torna l’energia, il pensiero, la speranza. Questa vita è infelice e piena di frustrazioni, dobbiamo imparare a riprenderci la nostra vita”.

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