RIMASTA INASCOLTATA LA RICHIESTA DEL PROCURATORE NISSENO LARI DI RAFFORZARE LA PROTEZIONE DI DOMENICO GOZZO: PER PROTESTA VUOLE RESTARE SOLO
La caccia a 300 chili di esplosivo nascosti in un deposito di Ficarazzi per rilanciare, come annunciato dall’anonimo Corvo, la strategia della tensione con una nuova strage a Palermo, ha impegnato ieri carabinieri e Vigili del Fuoco che hanno setacciato la borgata per l’intera giornata, perlustrando campagne e casolari, magazzini e tombini, senza alcun risultato.
LE RICERCHE sono scattate nel tentativo di scongiurare l’allarme contenuto nella lettera anonima recapitata nei giorni scorsi in Procura, che annuncia per il mese di maggio un attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo e indica come possibili bersagli anche ‘’un magistrato di Caltanissetta che fa la spola con Palermo’’, e il supertestimone della trattativa Massimo Ciancimino che ‘’si muove da solo e in bicicletta’’. Secondo l’autore della missiva, che fornisce una serie di dettagli minuziosi sui piani criminali, l’esplosivo – custodito a Ficarazzi, alla periferia di Palermo – sarebbe servito proprio per l’agguato al magistrato in trasferta a Caltanissetta. In più, l’anonimo fa sapere che una serie di appostamenti sarebbero stati gia’ effettuati nella ‘’zona Oreto’’, area attraversata settimanalmente dal procuratore Sergio Lari, dall’aggiunto Nico Gozzo e dal pg uscente Roberto Scarpinato (tra qualche giorno si insedierà a capo della procura generale di Palermo) per raggiungere dall’autostrada le rispettive abitazioni. La lettera anonima, infine, parla dell’interessamento delle famiglie mafiose di Trapani e Palermo, e in particolare di quelle di ‘’Pagliarelli e Palermo’’. Se per Palermo, fanno notare gli analisti, si intende la cosca di Palermo-centro , allora il cerchio dei possibili bersagli potrebbe restringersi ancora a quei magistrati che risiedono nella zona del centro cittadino.
NESSUNO PARLA a Caltanissetta, ma chi conosce bene Lari e Gozzo afferma che dopo l’allarme c’è molta tensione in procura. Magistrati e uomini di scorta appaiono preoccupati al punto che l’aggiunto starebbe valutando, si e’ appreso in ambienti giudiziari, un gesto eclatante: la rinuncia ad ogni tipo di protezione per non esporre al pericolo gli agenti che lo accompagnano durante i continui spostamenti tra Palermo e l’ufficio nisseno.
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Il Fatto Quotidiano, 5 aprile 2013)

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