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Il pm Di Matteo minacciato: il ritorno della strategia stragista?

di Giorgio Bongiovanni – 2 aprile 2013


E’ davvero uno schema che si ripete quello che accomuna il biennio 1992-1993, con l’attuale momento storico del nostro Paese. Crisi politica e tensione economica fanno da sfondo ad un colossale Déjà vu che riporta al centro del mirino i magistrati che stanno cercando di colpire al cuore non solo le mafie ma anche quel sistema criminale di potere che da anni infanga il nostro Paese mettendolo in ginocchio. Un tempo sono scoppiate le bombe, giudici ed innocenti sono saltati in aria o sono rimasti invalidi. Stavolta, per fortuna, l’attentato non si è ancora verificato ma l’aria che si respira non è benaugurante. Le nuove minacce ricevute dal pm di Palermo Antonino Di Matteo e, secondo indiscrezioni, anche ad un altro magistrato della Procura di Caltanissetta, riaccendono più che un semplice campanello di allarme.

Salvo qualche testata come Il Fatto Quotidiano, ANTIMAFIADuemila, Repubblica edizione Palermo e qualche altro blog, è sconcertante il silenzio assordante delle principali testate giornalistiche. Per fortuna il pm Di Matteo e gli uomini della sua scorta non sono ancora stati uccisi, ed è chiaro che speriamo che un fatto del genere non accada mai. Ma ciò di cui si deve parlare ora è alzare il livello di attenzione su chi potrebbe voler morto il magistrato palermitano, più che mai simbolo della lotta alla mafia ed ai poteri forti. 
E lo sguardo torna a quegli stessi Sistemi Criminali che hanno voluto, permesso e tramato le morti di Falcone e Borsellino, che vent’anni orsono hanno colpito il cuore dell’Italia a Roma, Firenze e Milano. La storia si ripete con tre forze politiche presenti in Parlamento che di fatto non hanno una maggioranza ed una quarta, vincente e guidata dal signor comico Beppe Grillo, che sta mettendo in atto un atteggiamento ambiguo che rischia, a nostro giudizio, di riconsegnare il potere nelle mani di chi per vent’anni ne ha tenuto le redini, ovvero Silvio Berlusconi. Guai se il Pd ed il Pdl stringeranno un’incosciente alleanza. Guai se lo stesso Berlusconi potesse arrivare al Governo o inserire al suo interno qualche Ministro compiacente. Il rischio che ciò possa verificarsi è alto e se dovesse accadere non esitiamo ad individuare la causa proprio nell’atteggiamento tenuto da Grillo e dai rappresentanti del suo Movimento.

Ci associamo a Salvatore Borsellino nell’idea che da parte del“Movimento 5 Stelle” sarebbe stato necessario un passo diverso, proponendo direttamente dei nomi per la formazione di un governo della società civile che rappresentasse una indispensabile rottura con il passato evitando che si arrivasse a delle imposizioni di nomi da parte del presidente della Repubblica per quello che il fratello del giudice chiama giustamente “golpe”. 
Per i grillini questo è il momento di farsi avanti, così come hanno fatto i loro colleghi al Parlamento siciliano, in difesa di Antonino Di Matteo e di tutto ciò che rappresenta. Al momento non una parola è stata espressa in merito dai loro rappresentanti alla Camera e del Senato. Ancor più grave il silenzio dei vertici delle istituzioni.
Perché magistrati come Di Matteo non devono essere lasciati soli. Cosa nostra, nonostante Messina Denaro sia il più famoso e protetto latitante (protetto anche da parti dello Stato?) che esiste nel mondo, non ha la stessa potenza militare di vent’anni fa, ma potrebbe essere nuovamente armata. Da chi? Dai sistemi criminali, dalle massonerie deviate, dall’alta finanza deviata, dalla destra eversiva, dalla sinistra eversiva, tutti quei grumi di potere e di interessi che, in accordo con le criminalità organizzate e con la complicità di uomini politici potenti potrebbero compiere un nuovo attentato simbolico, capace di riportarci sotto il giogo. Ha ragione Sonia Alfano nel chiedere l’intervento del Presidente Napolitano affinché si rechi immediatamente a Palermo. Ma dopo il colpo di mano del Quirinale tramite il Conflitto d’attribuzione sollevato contro la Procura sul caso delle intercettazioni che lo vedevano coinvolto con Mancino, dubitiamo fortemente che possa essere capace di un tale atto. 
Concordiamo con Beppe Lumia nel ricordare come le nuove minacce arrivino in un momento di instabilità che richiamano alla memoria “il passaggio tra la prima e la seconda Repubblica, quando la mafia con la stagione delle stragi volle giocare un ruolo nella definizione dei nuovi equilibri politici-istituzionali”. Ed è questo che non si deve permettere in alcun modo, magari scendendo ancora una volta nelle piazze, sì per chiedere l’ineleggibilità di un corrotto come Berlusconi, ma soprattutto per proteggere gli ultimi baluardi della democrazia e della Giustizia che ci sono in Italia e che certamente magistrati come Nino Di Matteo, incarnano.



Giorgio Bongiovanni

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