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Il pm antimafia Di Matteo: “La mafia stringe rapporti con gli eletti. Inchiesta Fanpage? Serve al Paese”

9 Marzo 2018
Sandro Ruotolo intervista per Fanpage.it Nino Di Matteo, il PM del processo di Palermo sulla trattativa tra Stato e  Mafia che da anni vive blindato con il più elevato livello di protezione. Sulle recenti elezioni, il magistrato lancia un monito: “Il momento del voto è un momento importante per stabilire rapporti con il potenziale eletto. L’esperienza, purtroppo, ci porta a pensare e a ritenere che quello che è accaduto da sempre, sia potuto accadere anche ora”.

Per l ‘inchiesta Bloody Money di Fanpage.it, Di Matteo ha parole di lode: “Ho visto l’inchiesta e l’ho anche molto apprezzata, perché, nel momento in cui un giornalismo d’inchiesta documenta dei fatti, documenta delle situazioni così preoccupanti, io credo che si tratti di una pagina di giornalismo di quello che servirebbe tanto all’opinione pubblica e al paese.” E sui pericoli di una stagione di sangue per la mafia: “Io ritengo che ancora esista uno zoccolo duro di uomini d’onore, molti dei quali detenuti, che non esclude un ritorno allo stragismo.”

 

 

Trascrizione:

Le mafie, e in particolare cosa nostra siciliana, da sempre, hanno nel loro DNA la ricerca esasperata del contatto con il potere, e con il potere politico, e quindi è chiaro che il momento del voto è un momento importante – il momento della campagna elettorale – per stabilire i rapporti con il potenziale eletto. Penso che l’esperienza, purtroppo, ci porta a pensare e a ritenere che quello che è accaduto, da sempre, sia potuto accadere anche ora.

Perché, però, i temi della mafia e della corruzione, tranne qualche eccezione, sono stati completamente rimossi durante la campagna elettorale?

Lo stesso presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, lo stesso Ministro degli Interni, hanno notato la desolante assenza del tema mafia, del tema antimafia, del tema legalità, del tema corruzione, nel panorama della campagna elettorale. Questo credo che sia molto preoccupante.

Anche perché sono più forti che mai, oggi, mafia e corruzione.

Anche la relazione della Commissione Parlamentare Antimafia è nel senso della denuncia giusta, e documentata, della gravità del fenomeno in questo momento. Ancora più assordante è il silenzio della politica, in campagna elettorale, su questi temi. Senza una seria lotta alla mafia e alla corruzione noi rischiamo di vivere in una democrazia apparente, e rischiamo di accettare per sempre che la Costituzione non venga applicata.

L’omicidio del giornalista Yan Kuciak, che stava indagando sulla ‘ndrangheta, in Slovacchia, è un segnale terribile.

La sottovalutazione dell’Europa del tema mafia, del pericolo mafia, del pericolo che il riciclaggio del denaro mafioso stia condizionando settori importanti dell’economia europea…

Ma anche della politica europea…

Anche della politica europea, è un tema antico. E mi sono anche chiesto più volte quanto sia importante il fatto che magari altri paesi, che si accostano con maggiore sensibilità al problema della lotta alla mafia, guardano gli strumenti normativi italiani come un esempio da seguire: le intercettazioni, la legislazione sui collaboratori di giustizia, sul sequestro dei beni. Qui invece, paradossalmente, si discute di quegli strumenti per riformarli, attenuandone l’efficacia.

Le ricordo anche una giornalista che salta addirittura in aria, sull’auto, con le bombe, a Malta, ad ottobre.

Quell’episodio delittuoso dell’omicidio della giornalista a Malta è veramente sconvolgente. Soprattutto, ricorda la ricerca dell’effetto intimidatorio: quella giornalista poteva tranquillamente essere uccisa con un colpo di pistola.

Invece la bomba, l’autobomba…

È stata organizzata l’autobomba, quasi a voler trasmettere a tutti i giornalisti, a tutta l’opinione pubblica, a tutti coloro che sono sensibili al tema dell’informazione sulla questione mafiosa, un messaggio di intimidazione violenza.

L’inchiesta giornalistica di Fanpage sul traffico dei rifiuti ha posto – diciamo – una questione centrale: cioè, quella dell’uso dell’agente provocatore nelle indagini della magistratura sulla corruzione. Lei che ne pensa?

Ho visto l’inchiesta e l’ho anche molto apprezzata, perché nel momento in cui un giornalismo di inchiesta documenta dei fatti, documenta delle situazioni così preoccupanti, io credo che si tratti di una pagina di giornalismo di quello che servirebbe tanto all’opinione pubblica e al paese in generale. Da un punto di vista giuridico, io ho più volte ho sostenuto, anche in occasioni di dibattiti pubblici, la necessità di estendere l’utilizzo della legislazione sulle operazioni sotto copertura – già previste per i reati di droga, di traffico di armi, di pedopornografia – anche ai reati di corruzione. La corruzione è un fenomeno criminale che normalmente è caratterizzato dal fatto che si svolge e si perfeziona senza testimoni, ed è caratterizzato dal fatto che nessuno, né il corrotto né il corruttore, ha interesse a parlare: se noi vogliamo individuare e reprimere efficacemente il fenomeno dobbiamo seriamente pensare alla possibilità di estendere l’agente sotto copertura anche alle indagini per i reati di corruzione, con una sola precisazione: io credo che tutto debba essere svolto sotto il controllo, e la garanzia del controllo, del pubblico ministero.

Per lei non è scandaloso il fatto che Fanpage abbia “usato” una persona che conosceva quell’ambiente? L’obbligo del giornalista è trovare la notizia.

Esprimo la mia opinione, intanto, da cittadino: non solo non è scandaloso, ma secondo me è meritorio. Esprimo la mia opinione da magistrato, e dico che, per me, allo stato della legislazione, allo stato della giurisprudenza, quello è materiale utilizzabile processualmente.

Io ho incontrato di recente un camorrista che è stato in galera ventiquattro anni, otto dei quali al 41 bis, al carcere duro, che ha descritto come luogo di tortura.

Naturalmente, se in passato si sono verificati abusi, quegli abusi vanno puniti, ma non va riformato il 41 bis. Anzi, mi permetto di dire che in questo momento abbiamo registrato, a mio avviso, dei pericolosi segnali di allentamento del 41 bis, con delle circolari del D.A.P. (Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, ndr) che si prestano a possibili interpretazioni lassiste, con anche dei provvedimenti – che ovviamente vanno rispettati – dei magistrati, dei tribunali di sorveglianza, che rischiano di aprire delle falle clamorose nel 41 bis. Quando sento che mafiosi stragisti, già condannati per diversi delitti di questo tipo, vengono ammessi a colloqui con altri mafiosi stragisti, magari loro familiari, condannati per reati analoghi; o quando sento che troppo spesso, come è capitato anche nelle scorse settimane, un capomafia o un capo ‘ndrangheta  torni a casa a visitare la madre malata, mi preoccupo anche di quello che può essere il segnale per gli altri, per chi sta fuori. Quasi come si possa interpretare quel ritorno dello stragista a casa – in situazioni che poi non sono di eccezionale emergenza – come una riaffermazione del suo potere. Molti mafiosi di un certo calibro, anche condannati per le stragi del ’92 e del ’93, ancora continuano a sperare in un’abrogazione, in un allentamento, in uno svuotamento del 41 bis: evidentemente ritengono fondamentale che l’istituto, così come è stato concepito, è stato applicato fino ad ora, venga svuotato quantomeno, se non abrogato, per continuare a poter dettare i loro ordini, che spesso sono ordini di morte.

 Dopo la morte di Salvatore Riina Cosa nostra è sempre pericolosa?

Io ritengo che ancora esista uno zoccolo duro di uomini d’onore – molti dei quali detenuti, ma che non hanno perso la speranza di poter influire sulle scelte anche di chi sta fuori – che non esclude un ritorno allo stragismo. Se si dovesse trovare di fronte ad uno stato ancora più risoluto, come io auspico, nella lotta alla mafia, nella lotta per il recupero dei patrimoni mafiosi, io credo che molti mafiosi, molti appartenenti a cosa nostra, non disdegnerebbero l’idea e l’ipotesi di tornare ad una fase di attacco frontale allo Stato.

Uno Stato che voglia la verità non può nascondere la polvere sotto il tappeto.

 

da: Fanpage.it  

 

Trascrizione dell’intervista a cura della redazione del sito www.19luglio1992.com

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