“Gli Italiani”, appunti di un progetto politico-editoriale
Chi in queste settimane ha seguito la nascita di questo esperimento (“gli italiani” – www.gliitaliani.it) si sarà reso conto di un aspetto forse inedito per un sito/blog (italiano). Non abbiamo messo in piedi una gerarchia delle “notizie”, non esiste una gerarchia “degli autori”. Chiunque abbia qualcosa di intelligente da dire e raccontare ha spazio e attenzione da parte del gruppo di lavoro de “gli italiani”. Che sia un blogger quindicenne della provincia di Caltanissetta o il segretario generale dell’Onu per noi non fa alcuna differenza. Pari dignità, pari spazio, pari attenzione.
Questo è il “profilo” che ci siamo voluti dare da subito qui sul web. Un muro di notizie, storie, commenti, analisi. Tenteremo, se possibile, di mantenere in qualche modo la stessa modalità anche su altri progetti di comunicazione che stiamo prendendo in considerazione e che nei prossimi mesi verranno resi pubblici. Non sarà facile, ma è una sfida che ci piace, che vogliamo accettare.
Nei prossimi mesi cercheremo anche di fare iniziative di informazione sui territori (fisici e virtuali che siano) per allargare il giro de “gli italiani” e per confrontarci con chi ci sta seguendo. Non vogliamo rimanere solo “nella rete”. Per noi l’informazione, la comunicazione, si può “esercitare” in mille modi. Cambiano semmai media e linguaggi. Ma chi produce informazione e chi ne usufruisce non è un media. Sono (siamo) esseri umani.
Una non presentazione
Questo è un Paese strano. Un Paese dove è in atto da anni un processo di occultamento teso a cancellare interi pezzi della società, camuffare tensioni e conflitti, sottrarre spazi sociali e culturali, erodere diritti, negare bisogni. Un Paese che sbatte sui tetti i lavoratori e mette sotto il tappeto le mafie. Un Paese che finge di allarmarsi dei pogrom razzisti a Rosarno perché ha già dimenticato Castelvolturno.
Essere italiani oggi è vivere di negazioni. Negati il lavoro, la salute, i diritti civili, il proprio territorio, il controllo democratico sulle scelte della politica e della pubblica amministrazione, la giustizia, la protezione laica dello Stato alle proprie scelte etiche, l’accesso allo studio e all’informazione. Negata perfino la storia attraverso l’innescarsi di revisionismi di ogni tipo.
Se ci si dovesse basare solo sulla televisione e i giornali, questo sembrerebbe un Paese dove è scomparsa gran parte della popolazione. Risucchiata in un buco nero. Perché il racconto che ne viene fatto dell’Italia di oggi è parziale, settario, limitato e spesso distorto e manipolato. Le persone normali, quelle che vivono in questo Paese senza chiedere, da suddito, un presunto diritto di cittadinanza, fanno altro, vivono altro, combattono per altro. Queste persone, e sono milioni, non hanno voce, non hanno “rappresentazione”. È come se, per la politica e l’economia e la cultura “nazionale”, loro non esistessero.
L’intero sistema informativo italiano è responsabile, di una rappresentazione del Paese che corrisponde solo in minima parte alla realtà. Perché non crea relazioni fra bisogni, ma analizza e rappresenta ogni bisogno separatamente. In una logica tipicamente italiana, corporativistica. Giornalisti che parlano a giornalisti, notai che parlano a notai, politici che parlano a politici, operai che parlano a operai. E così via.
Noi questa società raccontata per compartimenti stagni non la accettiamo più.
Abbiamo pensato quindi di avviare un processo totalmente diverso. Un processo che aggreghi bisogni e richieste, le metta in connessione, le diffondi, le trasformi in informazione. Vogliamo riempire un vuoto che in Italia c’è ed è palese. Quello della cittadinanza, del protagonismo delle persone e dei loro bisogni. Abbiamo deciso di essere visibili, come cittadini e esseri umani, in questa società. Riconquistandoci i nostri spazi, ridando voce alle nostre idee, alle nostre esigenze minime negate, per sottrazione, da un sistema politico, economico e informativo che ci vorrebbe esuli in casa nostra. Ma esuli non siamo.
Vogliamo raccontare questa Italia scomparsa dai media, ridarci una forma.
Perché siamo noi, “gli italiani”.
la redazione e il comitato editoriale de ‘Gli Italiani’


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