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Il motivo per continuare

A me non interessa apparire come “imperfettibile”, come “uomo di ferro”, come colui che ha sempre le risposte e non ha mai cedimenti. Semplicemente perchè non sono così. Per me è normale dirvelo, raccontarvi tutto quello che mi indebolisce, che mi deprime.
In questi giorni ho avuto molti momenti bui, e molte volte ho avuto la tentazione di mollare tutto. Non riuscivo a reagire all’uno-due berlusconiano che sta tentando di demolire la Giustizia, non dal tetto, in modo che nessuno se ne accorga, ma direttamente dalle fondamenta, per far si che alla capitolazione si alzi anche una nube di polvere che copra tutto. Intervenire nel penale, privare i giudici dell’obbligatorietà dell’azione penale rendendoli di fatto omissivi non era mai accaduto nella storia repubblicana, neanche nel detestato fascismo. 

Per una persona che crede veramente nella Giustizia questo è un dolore devastante. Ho anche pensato che tutto quello che stiamo facendo in giro per l’Italia, le centinaia di conferenze, gli incontri, i dibattiti, le manifestazioni, alla fine potevano servire a nulla. Dedicare praticamente ogni spazio libero e molto spesso non libero della mia vita per cosa? Per chi? Per una nazione che ricambia acclamando una forma umanoide che è il nostro esatto contrario?, l’esatto opposto dei nostri modelli?
“Cosa stiamo facendo” mi sono chiesto in questo ultimo weekend. Siamo completamente soli, tenuti lontani dalle istituzioni, detestati da quasi tutti i partiti, scoperti da qualsiasi “copertura” politica.
Mi sono accorto che stiamo veramente combattendo una guerra nucleare con le pietre. E più gente conosco, più gente mi scrive, e più mi rendo conto dell’enorme meccanismo in cui ci troviamo, in cui i collegamenti tra le mafie, le massonerie, i comitati d’affari regolano ogni minimo aspetto della nostra vita.
Ve lo dico con il cuore: ho avuto la seria tentazione di lasciare tutto e sparire, di cambiare nazione, di cancellare l’Italia dalla mia vita e tutte le notizie che da quella nazione sarebbero provenute. Avevo bisogno di qualcosa a cui aggrapparmi, che mi facesse riprendere da quei giorni di distrazione, che mi facesse incazzare per bene più che deprimere.
Giusto in quei giorni eravamo in Sardegna per due conferenze. E quell’appiglio l’ho trovato in tutte quelle persone instancabili che abbiamo incontrato a Cagliari ed Olbia, in tutti quei ragazzi, quei padri, quelle madri che avevano bisogno di condividere con noi tutta la loro rabbia, di studiare ed agire per porre un freno alla catastrofe. Professionisti, professori, maestre, ricercatori. Gente per bene che ha trovato nei meetup centri di studio, di azione politica e sociale.
Ho capito che mollare, nonostante ci siano tutte le giustificazioni del mondo, è obbedire. E’ inchinarsi. E io preferisco morire di sfinimenti rimanendo in piedi.
E’ vero, c’è un uomo che sta demolendo una nazione a colpi di leggi e truffe pur di farla franca. E’ vero anche che quell’uomo è sostenuto dalla metà degli italiani. Ed è vero anche che se si esclude un partito, nessuna forza politica si sta opponendo. E’ vero, infine, che proprio per questo siamo completamente soli.
Ma non possiamo lasciare, non possiamo tradire quei giovani, quei ragazzi che dalle nostre parole, dai nostri gesti traggono forza e motivazioni. Non posso lasciare che il ricordo di mio nonno e mio zio ritorni a giacere nel dimenticatoio, che non venga reso attuale, che non venga utilizzato per ricattare e svergognare quegli uomini delle istituzioni collusi con il malaffare.
Bisogna combattere, anche se niente fa presupporre al successo, anche se il nostro esercito è nettamente inferiore, anche se le nostre armi sono derise, snobbate. Non possiamo mollare per non deludere tutti quelli che c’hanno provato, e che oggi non ci sono più.
Tutti quei magistrati, giornalisti, poliziotti, carabinieri che hanno lottato prima di noi, e che lo Stato ha provveduto a seppellire. Uno in particolare ci impedisce di farlo, uno che a poche ore dalla morte, quando praticamente ormai sapeva che proprio quel giorno sarebbe stato ucciso, aveva la forza di scrivere queste parole
Sono ottimista perchè vedo che verso la criminalità mafiosa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quaranta anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta“.

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