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Il mafioso della porta accanto

1992/2012, vent’anni di bugie, vent’anni di depistaggi, vent’anni di omertosi silenzi. Si è detto e si è scritto di tutto, tranne iscrivere la verità sulle stragi di Capaci, via D’Amelio, Roma, Milano e Firenze. E, il roboante silenzio echeggia fragorosamente nel cuore delle persone oneste che urlano il deficit di conoscenza, non solo sulle strage, ma su quel che è successo attorno alle stragi stesse. Invece, mutuando il detto siciliano, si può senz’altro dire “ alzati juncu ca a china è passata”: sì, “a china” (la piena del fiume) è davvero passata. C’è in atto una strategia di “normalizzare” il futuro per dimenticare il passato: una sorta di silente pacificazione farcita da segnali che non aiutano a comprendere se le norme antimafia sinora adottate erano o siano indispensabili al contrasto mafioso. Non capisco e spero che qualcuno me lo spieghi, perché tutto ad un tratto, secondo il procuratore Grasso, la certificazione antimafia richiesta alle ditte o società, non sembra più essere necessaria. Non c’è da meravigliarsi, poi, se tra qualche giorno o mese, qualcuno ci dirà che il 41/bis non è il deterrente che tanti auspicavano essere e che, su richiesta dell’Europa, si farà di tutto per abolirlo. Per fare un parallelismo, si può dire che l’art. 41/bis e l’art. 18 dello statuto dei lavoratori, sono legati da un destino incerto: entrambi avranno vita dura.

In sostanza, stiamo assistendo a strani silenzi che contrastano col pensiero di Paolo Borsellino, quando affermava: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Io, per esperienza diffido del silenzio edulcorato, giacché il silenzio è l’anticamera della solitudine e prodromo di nefasti eventi.

Il mafioso della porta accanto, non dovrebbe mai più impossessarsi manu militare del territorio di esclusiva sovranità dello Stato. Ma, per realizzare ciò, occorre che lo Stato medesimo faccia pulizie al suo interno e che soprattutto non ci siano più stragi o agende da rubare.

Negli anni passati non era affatto difficile notare come onesti e benpensanti cittadini – ne sono testimone sin dalla tenera età – si trastullavano compiaciuti a passeggiare sottobraccio del mafioso, magari in quel momento latitante. Anzi, era un “onore” farsi vedere accanto al mafioso, si acquistava rispetto, diventando il trait d’union tra le istanze dei cittadini e il mafioso.

Ecco, c’è chi in cuor suo, sogna un ritorno al passato, un remake del “ la mafia non esiste”, respingendo, anche con sarcasmo, come fece il deputato Cicchitto, l’allarme di Antonio Ingroia su possibili attentati mafiosi e che lo stesso onorevole definì “chiacchiere da bar”.

E, che dire sulle argomentazioni di Marcello Dell’Utri, quando, obbligato a chiarire i suoi rapporti con uomini di Cosa nostra, ebbe a dire: “Ma mica potevo chiedere la patente di mafiosità”. Baggianata eclatante, tipica del pensiero mafioso, talchè è impensabile che anche Dell’Utri, come del resto i palermitani, non conoscessero il mafioso della porta accanto.

Recentemente il mio amico Carmelo, ha scritto: “Un applauso a Vittorio Mangano, l’unico ad essere riuscito a convincere dei cavalli a dormire in un hotel! E pensare che qualche sciocco pensava fosse droga…!!!” Parole, che potrebbero sembrare goliardiche, ma che invece descrivono tutta l’arroganza mafiosa di attori che gravitarono attorno a Mangano, tributandogli persino la lode di Eroe.

Se i vari Mangano, i Riina i Provenzano, rappresentavano i prototipi del mafioso della porta accanto, c’erano e ci sono altre “ menti raffinatissime” come ebbe a definirli Giovanni Falcone, ovverosia la “crema” delle mafie. Costoro, che si aggirano nei meandri dell’alta finanza, li potremmo definire i mafiosi della suite accanto, con in tasca i giornali che si occupano di investimenti.

Oggi, che “a chin “ è passata ci viene propinato ad ogni piè sospinto che la mafia è stata quasi annientata e che, con la cattura di Matteo Messina Denaro, si dovrebbe finalmente ottenere la quadratura del cerchio. Illusioni un tanto al chilo! A proposito: chi comanda Cosa nostra a Palermo?

Il mafioso della porta accanto!

Pippo Giordano

Nota: la foto in alto che completa l’articolo è di Rino Porrovecchio

 

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