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Il Grande Capo

Walter Veltroni è un leader autorevole e rispettato, i membri del suo partito pendono dalle suo labbra, non si muove foglia che Walter non voglia! Tanto che lo “Yesman” Veltroni aveva deciso di appoggiare il candidato dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando alla presidenza della Commissione di Vigilanza RAI e due uomini del suo partito hanno partecipato al “ribaltone” della prassi costituzionale che permetteva all’opposizione di presiedere l’organo di controllo. Infatti il PDL, invece di rispettare la prassi, ha deciso di spostare i suoi voti su Riccardo Villari, ex Mastelliano, degno del suo grande maestro voltagabbana professionista, a discapito del povero Orlando, reo di essere incensurato. I “dissidenti” del PD, per gentile concessione, hanno appoggiato la manovra del PDL e Villari è stato eletto. Il “decisionista” (Veltroni per chi non l’avesse capito) ha alzato la voce per ristabilire la sua autorità, chiedendo le dimissioni di Villari (in favore dell’elezione di Zavoli). Ma Villari, imitando il suo mentore, è rimasto insensibile alle richieste del grande leader e non demorde neanche quando a richiedere a gran voce le dimissioni sono Fini, Schifani e Berlusconi, anzi, per dimostrare la sua (non)disponibilità a lasciare la poltrona ha convocato per oggi una riunione dell’ufficio di presidenza. Un altro mistero affligge l’autorità Veltroniana; è l’ombra del Re detronizzato Massimo D’Alema. Pino Corrias ci racconta che il lungotevere romano ha fatto da sfondo, in una mattinata di novembre, ad un magnifico quadretto che ha visto protagonisti proprio Massimo D’Alema e Riccardo Villari. Strano il caso eh… soprattutto se si pensa che Villari non è un esponente di rilievo del PD.
Un altro episodio che ci fa comprendere l’autorevolezza di Veltroni è la magnifica prova di coerenza di Nicola La Torre, coerenza perchè La Torre è rimasto coinvolto nella scalata bancaria di Unipol insieme a Consorte e a D’Alema che, come è risaputo e come ricorda spesso Marco Travaglio, è il più grande sostenitore ed alleato di Berlusconi e del centrodestra. La Torre, a Omnibus su La7, ha fornito a Bocchino, evidentemente poco perspicace, un pizzino al gusto di “inciucio” in cui ricorda al “collega di partito”, che dibatteva con Donadi (IDV) sulla mancata elezione di Orlando in Commissione, la mancata elezione di Pecorella alla Consulta. Piccolo appunto a La Torre: Leoluca Orlando è un uomo politico il cui valore è riconosciuto in tutto il mondo (appunto! in tutto il mondo, certo non in Italia) ed è incensurato, mentre Pecorella, non solo è oggetto di un procedimento giudiziario per depistaggio, ma dovrebbe andare a ricoprire un incarico che comporterebbe un suo parere sul “Lodo Alfano”, capolavoro da lui confezionato in collaborazione con Ghedini. Altro particolare: Pecorella era l’avvocato del premier Silvio Berlusconi, come puo’ giudicare senza farsi condizionare le leggi incostituzionali fatte dal suo cliente- padrone? Veltroni ha, così, disconosciuto La Torre che sarà sicuramente presto riammesso in “patria” con tutti gli onori per meriti ottenuti sul campo… Fuori Villari dal partito e fuori anche La Torre (aspettando il prossimo), viva il decisionismo e viva Walter Veltroni: leader di un partito che non c’è…

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