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‘Il diritto alla prova calpestato da chi si ritiene al di sopra della Legge’

di Salvatore Borsellino – 21 novembre 2015
Non pago di avere fatto distruggere le intercettazioni in cui era incappato con l’allora indagato e oggi imputato Nicola Mancino, non pago di non avere mai chiarito il significato di frasi contenute nell’ultima lettera prima della morte del suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio, come questa: “…quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”, l’ex Presidente Giorgio Napolitano è riuscito, intimidendo la Corte d’Assise di Caltanissetta nel quarto processo per la strage di Via D’Amelio, ad aggiungere un altro tassello al mantenimento della congiura del silenzio sulla trattativa Stato-mafia, di cui continua ad essere il garante, sottraendosi alla testimonianza che, secondo ordinanza della Corte, era tenuto a rendere il 14 dicembre così come richiesto dal mio avvocato di parte civile Fabio Repici ed approvato della Corte stessa.
Prima della prossima udienza del processo deciderò insieme al mio avvocato se revocare, come credo necessario, la mia costituzione di parte civile in un processo in cui l’esigenza primaria della ricerca della Verità e della Giustizia e il mio diritto alla prova ed alla Verità sono stati calpestati in ossequio a chi ritiene di essere al di sopra delle leggi.

Salvatore Borsellino


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