Lo scorso 6 Ottobre il Senato ha approvato all’unanimità con 252 voti favorevoli e uno solo astenuto il ddl “Lazzati”, che impone il divieto di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misura di prevenzione per reati di mafia.
Una battaglia lunga e tortuosa, durata ben 17 anni, quella della legge Lazzati, promossa e voluta dal “Centro Studi Lazzati” e dal suo fondatore, il giudice calabrese Romano De Grazia, ex magistrato della Suprema Corte di Cassazione. Arrivata in Parlamento con il sostegno bipartisan di oltre 100 deputati e di importanti cariche politiche ed istituzionali, rappresenta un segnale forte per spezzare il legame sempre più stretto di connivenza tra politica e criminalità.
Un provvedimento normativo quello approvato che colpisce il voto di scambio politico-mafioso colmando una grave lacuna legislativa e sanando un’ anomalia tutta italiana .
Se in precedenza veniva punita la sola “vendita” di voti in cambio di denaro, pur vigendo per i sorvegliati speciali per i reati di mafia il divieto di elettorato attivo e passivo, ossia di essere eleggibili e di votare, in quanto condannati, potevano però svolgere campagna elettorale in favore di candidati, ai quali dopo le elezioni chiedere favori e protezione. La Legge “Lazzati” supera questo paradosso, prevedendo il divieto per i sorvegliati speciali per reati di mafia di svolgere attività di propaganda elettorale, diretta e indiretta.
Chi contravviene al divieto è punito con la reclusione da 1 a 5 anni, pena estesa anche al candidato che si avvale dell’aiuto del sorvegliato speciale, che per esser punibile dovrà esser a conoscenza della condizione di sorveglianza speciale di chi lo avrà aiutato e deve avergli richiesto avvalendosene concretamente, di svolgere propaganda elettorale in suo favore. Riconosciuto colpevole, il candidato verrà dichiarato ineleggibile e se eletto il giudice emetterà una dichiarazione di decadenza.
di Angela Altomare
fonte: gliitaliani.it

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